13/10/12

L'EURO E' DI DESTRA

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Cos'è la destra, cos'è la sinistra
si chiedeva il grande Giorgio Gaber; senza scomodare nessuna teoria Macroeconomica, possiamo provare a dare risposta a questa semplice domanda basandoci sul nostro senso comune.
Normalmente da un politico di Destra ci sentiremo dire che lo stato deve indietreggiare lasciando al privato ( più efficiente) la gestione di alcune funzioni, che le tasse devono essere abbassate, che lo stato sociale ci costa troppo ed incentiva le persone all'inoperosità.
Un politico di Sinistra obietterà che le tasse svolgono un ruolo centrale nel garantire a tutti i cittadini un assistenza minima, che mentre lo Stato è garante dell'interesse generale, il privato non lo è essendo guidato dalla logica del profitto.
In altre parole la ridistribuzione della ricchezza fra le varie classi sociali diventa un tema centrale per comprendere quanto una politica sia di destra o di sinistra.




Veniamo all'Euro e cerchiamo di applicare le medesime categorie a quanto è successo in questi ultimi anni nei paesi dell'Eurozona.
La storia ci insegna che quando un paese è alla ricerca di un mercato di sbocco per le proprie esportazioni cerca di convincere in giro qualcuno ad accettare un aggancio alla propria moneta. Il motivo di questa scelta è banale,  ci si vuole mettere al riparo dalla svalutazione, ossia della più elementare arma difensiva degli stati nei confronti dell'invasione delle merci estere. Per usare una metafora calcistica si invita ad una sfida un paese, pretendendo che il suo portiere giochi con le mani legate.
La storia è piena di questi esempi ultimo in ordine cronologico l'aggancio  al dollaro della moneta argentina, il pesos. In una prima fase questa scelta determina un ingente afflusso di capitali, i quali attratti da tassi d'interesse più alti e al sicuro dalla svalutazione si buttano a capofitto verso quel paese. I politici sono ben lieti di brindare a quest'ingente afflusso di capitali ed i loro faccioni cominciano a capeggiare le principali  testate giornalistiche. Crescita, più ricchezza, meno disoccupazione, la folla acclama i nuovi salvatori della patria.
Quando il capitale si sposta così repentinamente, generalmente, anzi sempre, tende a costruire fantasmagoriche bolle. In altre parole anziché concentrarsi sulla costruzione di infrastrutture o imprese   preferisce lucrare sulla crescita del valore di alcune attività improduttive. L'esempio più classico è rappresentato dalla bolla immobiliare. Nel paese in crescita,  ci sarà un aumento dell'inflazione causato dall'aumento della domanda di beni e ciò, in poco tempo, renderà i propri prodotti più cari e meno competitivi rispetto a quelli esteri. Il nostro bel paese comincerà ad importare più di quanto esporta, e presenterà a fine anno un saldo negativo delle partite correnti. Come finanzierà secondo voi questo sbilanciamento? Ma è chiaro, indebitandosi e generalmente lo fa col paese alla cui moneta è agganciato.

 
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Osservate il grafico precedente. Non notate niente di strano? Il debito pubblico Greco negli anni duemila è stato stabile, in alcuni anni in discesa, ma comunque un po' al di sopra del 100% rispetto al Pil. Ed allora cosa succede nel 2007? Perchè questa impennata pazzesca?
Adesso guardiamo la linea verde, la quale rappresenta il debito estero (privato); ci accorgiamo che il debito estero nello stesso periodo è passato dal 5 al 100 % rispetto al PIL. Avete capito? Mentre la stampa Nazional-Popolare continuava a concentrarsi sul debito pubblico la serpe veniva covata nel seno. Ma nessuno ha avvertito i Greci che continuando ad importare beni dalla Germania si stavano indebitando fino al collo?
La risposta è ovvia; certamente che no. Alla Germania faceva comodo avere un mercato di sbocco a pochi chilometri di distanza, a cui inoltre, prestava soldi per comprare i propri beni.
Nel 2007 scoppia la crisi dei subprime, i mercati entrano nel panico ed in poco tempo le banche si accorgono di essere  troppo esposte con la Grecia ed i paesi periferici. Ritirando i capitali, le banche  provocano l'esplosione dei tassi d'interesse nei paesi periferici, PIGS, il debito pubblico schizza alle stelle.
A questo punto il paese sotto attacco può rispondere solo in un modo; libera le mani al proprio portiere, si sgancia dalla moneta di riferimento (il dollaro per l'Argentina, l'Euro per la Grecia) e cerca quantomeno di pareggiare la partita. In Argentina questo è stato fatto col Corralito ( blocco del prelievo dai conti correnti),  e successivamente  lasciando fluttuare liberamente la propria valuta. 
L'Argentina  riuscì a tornare alla crescita economica con grande forza; il PIL aumentò del 8.8% nel 2003, del 9.0% nel 2004, del 9.2% nel 2005, del 8.5% nel 2006 e del 8.7% nel 2007. I salari sono saliti in media ad un tasso del 17% annuo dal 2002 (con un salto al 25% annuo nel maggio 2008),[3] ed i prezzi al consumo hanno in parte accompagnato questo innalzamento (fonte wikipedia).
Memori di questa esperienza cosa ci dicono i nostri Soloni Made in Bocconi? Ci dicono che il problema è il debito pubblico, che dobbiamo tagliare, licenziare, essere più produttivi, evviva l' Austerità.
Arriviamo dunque al nocciolo del problema, perchè la Germania è più produttiva? Perchè inonda i mercati con le sue merci?
 
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È bene sapere che in Germania un governo di sinistra, in realtà di destra ( cos'è la destra, cos'è la sinistra ritorniamo al problema iniziale) ha rimesso in moto il proprio paese, dando mazzate nei denti ai propri lavoratori, precarizzando il lavoro e contraendo la propria domanda interna (Agenda 2010); mentre in Italia i salari sono rimasti stabili nell'ultimo decennio, in Germania sono crollati ( guardare il grafico) . Il governo Tedesco inoltre, avviò un piano di sostegno alle imprese che lo portò a sforare i vincoli di bilancio Europei (nel 2003) , la famosa regola del 3% che impedisce ai comuni Italiani di pagare in tempo i fornitori.

Non ci credo direte voi; non sono stati i fannulloni Greci a violare i patti o gli Italiani spreconi interessati solo alla pizza e al mandolino? Non sono stati i PIGS?(sgradevole e razzista acronoimo per Portogallo, Italia, Grecia, Spagna)
Giunti a questo punto riuscite benissimo a capire che se un paese contrae  la propria domanda interna, importa meno beni dalla periferia; meno lavoratori tedeschi andranno in vacanza in Grecia , o compreranno capi firmati Italiani. Ma le politiche comunitarie non dovevano essere coordinate? Perchè la Germania fa la guerra commerciale alla Grecia o all'Italia o alla Spagna? L'euro non doveva servire per cercare di competere col Brasile con l'India o con la Cina, insomma col Mondo?
Semplice la Germania non vuole cooperare perché ci considera un mercato di sbocco. Il nostro premier Monti anziché chiedere maggiori sacrifici al suo già stremato popolo, non poterebbe più semplicemente chiedere a Frau Merkel di sostenere la propria domanda interna? Certo che no; dobbiamo dare mazzate sui denti ai lavoratori come ha fatto la Germania in patria. Così facendo crollerà  anche la nostra domanda interna e le nostre aziende chiuderanno i battenti, visto che non riusciranno a vendere i loro prodotti neanche in patria. Svariati premi Nobel, Krugman, Stiglitz, stanno avvertendo l'Europa spiegando, in maniera  semplice, come politiche di  austerità aggravino la crisi. Ma che ci vuoi fare noi abbiamo la Bocconi mica possiamo perdere tempo ad ascoltare economisti di Harvard o premi Nobel.
Allora dico io, è di sinistra un Europa che ci chiede di fare una gara in cui  è più bravo chi si accanisce di più contro i propri lavoratori e le loro famiglie? Siamo sicuri che questa Europa non si trasformi in una nuova repubblica di Weimar allargata?
Un ultimo aneddoto; noi abbiamo già sperimentato sulla nostra pelle una simile esperienza.
La Sicilia è un importatore netto di beni; cioè consumiamo più di quanto  produciamo, all'incirca un 15% annuo. Dunque perché la Sicilia non ha fatto la fine della Grecia in questi anni? Semplice, perché la Sicilia attraverso la fiscalità nazionale riceve le risorse necessarie ad indebitarsi. In altre parole esiste un patto scellerato fra la classe dirigente del Nord e del sud Italia. Io sono il Nord, sono  produttivo e lo stato mi tassa; tu politico terrone, ti prendi i soldi e li sperperi in assunzioni e clientele, cosicché al Sud non crescano attività produttive in grado di far concorrenza alle mie. In questo modo il SUD riceve ogni anno 45 miliardi di euro di trasferimenti, ma nel contempo ne riversa più di 65 sottoforma di acquisti di merci del nord. La Lombardia ad esempio ha il 50% del suo export verso il sud Italia.
In 150 non siamo riusciti, per via di questo patto, ad eliminare il divario tra Nord e Sud; anzi negli ultimi 20 anni nascono i movimenti celoduristi che pretendono un freno a quest'emorragia di liquidità dal Nord al Sud.
Ora ritorniamo al caso Europeo  una moneta unica è sostenibile solo se, come prevede la teoria delle Aree Valutari Ottimali, ci sia o un  coordinamento fiscale o un integrazione fiscale. La prima opzione non è condivisa dalla Germania, visto che non viene in soccorso dei paesi periferici sostenendo la propria domanda interna.
La seconda opzione, come abbiamo visto, non ha funzionato in Italia, anche se comunque ha garantito per 150 anni la sostenibilità del sistema; ma  vi immaginate i contribuenti tedeschi accettare una tassazione  ridistribuitiva in favore dei Greci o degli Italiani? 
Purtroppo queste domande così semplici sfuggono dal dibattito politico per malafede o impreparazione della nostra classe politica. Ciò purtroppo, porta ad una delegittimazione che favorisce una svolta a destra. Paradossalmente Grillo in questa fase è funzionale a tale disegno, delegittimando questi cialtroni porterà ad un nuovo governo tecnico che concluderà il lavoro sporco già cominciato dai professori. Un lavoro di destra!

Per diletto
Ing. Andolina Salvatore


I grafici sono stati presi dal sito www.goofynomics.blogspot.com blog del Prof. Alberto Bagnai.

07/12/09

Mozione Consiliare contro la privatizzazione dell'acqua

Al Sig. Sindaco della città di Avola
Al P.d.C. di Avola
e p.c. ai capogruppo Consiliari
all ‘Ass. ai Lavori Pubblici
all’Ass. al bilancio


Oggetto: Riconoscimento del sistema idrico integrato quale servizio pubblico essenziale, di interesse generale, privo di rilevanza economica.


Premesso che il 18 Novembre 2009 il Governo ha approvato il Decreto Legge n. 135 il cui articolo 15 sottrae agli Enti Locali e dunque ai cittadini la gestione dell’acqua potabile per consegnarla, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali e farne un nuovo business per i privati;

visto che con l’approvazione di tale legge i Consigli Comunali ed i Sindaci eletti dai cittadini saranno espropriati dalla gestione dell’acqua potabile, avviando così la mercificazione di un bene essenziale per ogni essere vivente contrariamente ai valori che sempre di più si vanno affermando anche a livello internazionale;

Considerato che
* La risoluzione del Parlamento europeo del 15 marzo 2006 dichiara “l’acqua come un bene comune dell’umanità” e chiede che siano esplicati tutti gli sforzi necessari a garantire l’accesso all’acqua alle popolazione più povere entro il 2015 ed insiste affinché “la gestione delle risorse idriche si basi su un’impostazione partecipativa e integrata che coinvolga gli utenti ed i responsabili decisionali nella definizione delle politiche in materia di acqua livello locale e in modo democratico”;
* Inoltre, la risoluzione del Parlamento europeo dell’11 marzo 2004 sulla strategia per il mercato interno -priorità 2003-2006 – già affermava, al paragrafo 5, “essendo l’acqua un bene comune dell’umanità, la gestione delle risorse idriche non deve essere assoggettata alle norme del mercato interno”;
* Gli stessi organi della UE hanno più volte sottolineato che alcune categorie di servizi non sono sottoposte al principio comunitario della concorrenza; si veda ad esempio la Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo COM (2004) 374: “…le autorità pubbliche competenti (Stato, Regioni, Comuni) sono libere di decidere se fornire in prima persona un servizio di interesse generale o se affidare tale compito a un altro ente (pubblico o privato)”; è peraltro noto che non esiste alcuna norma europea che sancisce l’obbligo per le imprese pubbliche di trasformarsi in società private (come ribadito da: Corte di giustizia CE, 2005; Commissione CE 2003 e 2006; Parlamento CE, 2006).
* A partire dalla promulgazione della carta europea dell’acqua (Strasburgo 1968) si è affermata a livello mondiale non solo la concezione dell’acqua come “bene Comune” per eccellenza, ma anche del suo uso come diritto fondamentale dell’uomo;
* L’art. 114 della Costituzione Italiana recita: “La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato. I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione”;
* L’articolo 3 del Testo Unico sull’ordinamento, degli Enti Locali approvato con Decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 recita: “II comune è l’ente locale che rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo”;
* Il codice dell’ambiente approvato con decreto legislativo 3 Aprile 2006 n.152, all’articolo 144 afferma: “Le acque costituiscono una risorsa che va tutelata e utilizzata secondo criteri di solidarietà; qualsiasi loro uso è effettuato salvaguardando le aspettative e i diritti delle generazioni future”;
* La Chiesa Cattolica ha sostenuto con fermezza, con un Documento della Commissione Giustizia e pace in occasione del Forum di Kyoto, che l’acqua è un ” diritto umano” ed ha espresso serie riserve sui processi di gestione delegata al mercato;
* Sono in atto anche nella nostra regione numerosi e vasti movimenti che rivendicano la difesa e il riconoscimento dell’acqua come bene comune aggregando culture ed esperienze differenti.




Tutto ciò premesso e considerato
Il Consiglio Comunale di Avola

1. Si impegna a modificare lo Statuto Comunale introducendo il riconoscimento dell’acqua come bene comune pubblico e l’accesso all’acqua come diritto umano universale, indivisibile, inalienabile non assoggettabile ai meccanismi di mercato e di azioni speculative.
2. Si impegna a riconoscere nello Statuto il servizio idrico integrato quale servizio pubblico essenziale, di interesse generale, privo di rilevanza economica.
3. Dà mandato al Sindaco affinché intraprenda tutte le azioni opportune al fine di contrastare i provvedimenti previsti dall’Art. 23bis Lg. 133/2008, come modificato dall’Art. 15 D.L. 135/2009, che condurranno alla messa a gara della gestione del servizio idrico integrato ed alla consegna dell’acqua ai privati entro il 2011.
4. Invita i parlamentari Siciliani ad operare il riconoscimento dell’acqua come diritto umano universale e , pertanto, a garantirne il libero accesso promuovendo lo status del servizio pubblico locale privo di rilevanza economica.

06/08/09

Bersani:Perchè mi candido.

Il Partito Democratico è il partito del nuovo secolo, la più grande intuizione degli ultimi venti anni. Eppure ciò che abbiamo fatto nei nostri primi venti mesi di vita non è stato all’altezza del progetto. Per riprendere il cammino occorre innanzitutto riconoscere senza esitazioni che ci sono cose da correggere.Per questo abbiamo bisogno di un confronto aperto e positivo tra di noi; dobbiamo sottrarci ai personalismi e alle semplificazioni che sembrano ormai una cosa sola con i meccanismi di comunicazione e che spesso ci prendono la mano. Rimuovere i problemi non si può, se davvero crediamo nel nostro progetto; nemmeno possiamo ripiegarci su di noi e avvitarci in discussioni retrospettive. Dobbiamo parlare dell’Italia, di noi e dell’Italia; delle idee che abbiamo per il nostro Paese e di come farle vivere in un rapporto reale con i territori e con i cittadini. Non ci sono scorciatoie né colpi di comunicazione risolutivi. C’è un duro lavoro da fare per costruire un radicamento popolare del nostro partito e rispondere così a una destra che quando vince, vince nel popolo. C’è un lavoro da fare per collegarci alle forze produttive del Paese, lavoratori e imprenditori, nel pieno di una crisi che ridefinirà anche il loro rapporto con la politica. C’è un lavoro da fare per convincere l’Italia a guardarsi con gli occhi delle nuove generazioni e costruire così nel senso comune una idea di futuro. Di tutto questo dobbiamo discutere, e in nome di questo, dobbiamo discutere anche di noi, cioè della nostra effettiva capacità di essere utili a un’Italia migliore. Per essere utili, dobbiamo costruire la nostra identità e renderla percepibile. Per essere utili non possiamo essere soli, ma dobbiamo impegnarci a costruire un campo di forze capace di indicare una nuova prospettiva politica. Per essere utili dobbiamo avere un partito che funzioni, che operi attraverso una partecipazione vera e produca il rinnovamento traendolo dalla realtà del territorio.Per questo ho deciso di contribuire ad una vera discussione politica impegnandomi anche con una mia candidatura; una candidatura che non si rivolge contro nessuno e che vivrà in piena solidarietà con tutti gli amici e tutti i compagni del Pd, comunque la pensino; ma che non rinuncerà alla chiarezza delle posizioni politiche.

01/08/09

La nostra Proposta per il Di Maria

Dopo le recenti aperture da parte del governo regionale in merito alla modifica del decreto Russo, e sulle quali attendiamo ancora oggi riscontri oggettivi, il Partito democratico intende dare il proprio contributo all'individuazione di un piano che non mortifichi l'offerta sanitaria nella zona Sud della provincia di Siracusa.
Il presidio Ospedaliero di Avola, vista la sua collocazione geografica strategica, nei pressi dell'imbocco autostradale e collegato con la zona di maxi emergenza, deve essere attrezzato a polo chirurgico; proprio in tal senso significativi interventi ed investimenti sono stati effettuati negli ultimi anni, quindi si prefigurerebbe un consistente danno erariale nel caso in cui si opterebbe per una decisione diversa.
Riteniamo inoltre che per l'elevata sismicità della zona, attestata dalla relazione inviata al sottosegretario Bertolaso, il Di Maria deve essere in grado di garantire tutti i servizi collegati alla nascente area di maxi emergenza, per i quali anche in questo caso sono stati effettuati cospicui interventi. L' UTIC e la rianimazione, sono stati individuati ad Avola non per bontà divina, bensì a seguito di importanti perdite di reparti per pe ril nostro ospedale, il quale prima della rifunzionalizzazione era il 2° in tutta la Sicilia per qualità dei servizi offerti.
Quindi la nostra proposta è di individuare nel presidio Di Avola un polo chirurgico, attrezzato con i reparti di emergenza già individuati e finanziati, mentre nel Trigona un polo medico in grado di garantire un offerta sanitaria adeguata ad un bacino di utenze che nel periodo estivo supera le 150.000 unità. In merito alla ridistribuzione dei posti letto per acuti, la proposta formulata dall' Assessore, 70 Avola, 71 Noto da un lato garantisce la sopravvivenza dei due presidi, quindi è ben accetta, ma d'altro canto non possiamo non evidenziare come anche questa ipotesi ridimensioni l'offerta sanitaria nella zona sud (1,4% contro il 3,5 minimo per legge) a discapito delle cliniche private e dei presidi della zona centro-nord.
Coordinamento Partito Democratico

13/07/09

Bilanci e ospedali, la nuova sanità

Certificazione dei conti, parametri di efficienza e standard di dimensioni per le strutture

ROMA — Certificazione dei bilanci, rispetto di parametri di efficienza con l'introduzione di «standard di dimensione ospedaliera», e per le Regioni che entro l'anno non si sono adeguate scatta un taglio automatico «minimo» del 20% dei posti letto e delle prestazioni specialistiche ambulatoriali nelle strutture private convenzionate. Non solo tetti ma anche premi per le Regioni più virtuose.

Il governo avrebbe deciso di stringere per mettere sotto controllo la spesa sanitaria e avrebbe predisposto un emendamento con il quale ripropone — con modifiche — il Patto sulla Salute stralciato dal Consiglio dei ministri del 26 giugno su richiesta del ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto nel tentativo di trovare un accordo con i Governatori. L'accordo non c'è stato e ora il governo pensa di mettere alle strette le Regioni senza rompere il dialogo: «Qualora non venga raggiunta l'intesa-patto entro il 30 settembre» scatterebbe il piano di rientro con una serie di automatismi di risparmio compresi meccanismi «premiali del 3%» per le Regioni con i conti a posto. Nel braccio di ferro tra l'esecutivo e la Conferenza Stato-Regioni ci sono in gioco circa 7 miliardi nel biennio 2010-2011. Quello è il delta tra lo schema previsionale predisposto dal ministero dell'Economia e le aspettative delle Regioni che — secondo alcuni tecnici del Tesoro — hanno inventato una specie di «inflazione sanitaria» superiore a quella reale. Nel testo non viene cifrato il valore economico dell'emendamento ma — secondo gli esperti del ministero del Welfare — dovrebbe garantire un aumento di spesa del Fondo sanitario nazionale di circa 4 miliardi di euro, sempre nel biennio.

Nel provvedimento si fa riferimento alla «obbligatorietà della sottoscrizione del piano di rientro, con proroga di commissariamento, anche in caso di insufficienza della effettiva capacità fiscale libera su Irap e addizionale Irpef di fronteggiare il disavanzo sanitario». Entro il 31 dicembre di ogni anno a partire dal 2009, le Regioni sono tenute a una «valutazione straordinaria della situazione contabile con certificazione dei bilanci delle aziende sanitarie e di quello regionale». I regolamenti per la certificazione di tutte le strutture sanitarie (fondazioni, policlinici universitari, aziende ospedaliere, etc) verranno emanati entro il prossimo ottobre. All'articolo 1 sono previste le seguenti modifiche: le Regioni che entro il 31 dicembre 2009 non abbiano provveduto a «completare il processo di accreditamento definitivo delle strutture sanitarie private e dei professionisti con contestuale cessazione degli accreditamenti provvisori» subiranno tagli automatici con decorrenza 1 febbraio 2010. La mannaia del governo riguarda le strutture private «operanti in regime di accreditamento» per le quali si prevede una riduzione minima del 20% sia dei posti letto che degli importi economici previsti «dagli accordi contrattuali per il 2009». Stessa sforbiciata per le «prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale» stipulate «con professionisti o strutture private». Patto-salute a parte, oggi decolla una settimana cruciale. (fonte www.corriere.it)

NO alla chiusura dell'Ospedale di Avola!

E’ di sabato scorso la notizia relativa al decreto assessoriale, firmato dall’Assessore alla Sanità Russo, che prevede per il solo settore pubblico (ospedali) il taglio di 2.064 posti letto (a differenza del dato inizialmente previsto, che era di 1.968). L’Assessore giustifica l’improvvisa e sconcertante manovra, con l’esigenza di evitare il commissariamento intimato dal Ministro Sacconi e di attuare la chiusura di ospedali superflui e la rifunzionalizzazione. Chiarisce attraverso la stampa, che entro il 31 agosto tutto dovrà essere completato, compresa la riforma delle ASL.

Ciò che senza dubbio ci preme qui mettere in evidenza è che tra le province, che pagano di più questa manovra, c’è proprio quella di Siracusa ed all’interno di essa la nostra zona–sud risulta essere la più penalizzata.

Il nostro ospedale unico Avola-Noto era già infatti stato assoggettato a rifunzionalizzazione, nel momento in cui i due ospedali erano stati accorpati diventando unico ospedale e sopprimendo i reparti “doppioni”.

Ma di questo la Regione Sicilia, attraverso l’Assessore alla sanità, non ha tenuto conto.

Infatti il piano iniziale prevedeva una riduzione di posti letto in provincia, che andava da 855 a 825; con il decreto assessoriale si è scesi fino a 750 posti, cioè 105 posti in meno.

La cosa più grave, che potrebbe paventarsi e che voci indiscrete indicano già essere prevista nell’ambito della riforma delle ASL, è addirittura l’unificazione degli ospedali di Siracusa_Avola_Noto in un unico distretto ospedaliero, con poco più della metà dei posti letto della provincia finalizzati a soddisfare le esigenze della popolazione di Siracusa città e dell’intera zona sud (circa 300.000 abitanti), riservando quasi la metà dei posti letto al resto della provincia, ossia alla zona nord (ove risiedono circa 100.000 abitanti). Le stesse voci parlano della trasformazione dell’ospedale Avola-Noto in semplice presidio ospedaliero, ossia presidio che si limita a fornire prestazioni ambulatoriali specialistiche.


Come Comitato per il diritto alla salute della zona sud siamo stati inviati, in data 22/06/2009, ad un incontro con il Sindaco di Avola ed il Presidente del Consiglio, i quali ci hanno fornito delucidazioni sullo stato di mobilitazione che si sta generando anche presso la classe politica siracusana.

I deputati regionali della nostra provincia affermano di essere rimasti all’oscuro di tale manovra, nonostante l’Assessore regionale ribadisca che tali decisioni erano già state concordate nel mese di dicembre 2008.

Il Sindaco di Avola ha fatto presente, che a breve si sarebbe tenuta la conferenza dei sindaci della zona sud, proprio per assumere una posizione ferrea verso la manovra sanitaria e cercare un confronto diretto con l’Assessore.

Il Comitato per il diritto alla salute della zona sud, nell’attesa a breve di notizie da parte dei rappresentati istituzionali, intende con la presente informare i cittadini ed invitarli ad attenzionare la problematica, certi che all’occorrenze, si sarà tutti disposti e pronti a mobilitarsi per la tutela del diritto costituzionale alla salute e la parità di trattamento con gli altri cittadini siciliani, come si è già fatto in passato. (fonte Avolablog)

15/03/09

Il governo dei no !

Cari amici,
ieri il governo ha bocciato in Parlamento la nostra proposta sull’assegno di disoccupazione. Non si trattava di una trovata demagogica ma di una mozione articolata, elaborata dai nostri esperti, dove erano indicati costi e coperture. Un provvedimento assolutamente possibile e necessario, per fare fronte ad una vera e propria emergenza sociale. Per aiutare migliaia di precari che rischiano di ritrovarsi improvvisamente a zero euro. Quello del governo non è stato solo un no al PD, ma a tutte quelle persone che la crisi la stanno pagando, ogni giiorno sulla propria pelle. Posto il link al testo del discorso che ho tenuto ieri alla Camera pregandovi di dare massima diffusione a questo messaggio.

LA PROPOSTA.
E' necessario un assegno mensile di disoccupazione pari al 60% dell'ultima retribuzione per tutti coloro che non godono di altri strumenti di sostegno al reddito e hanno perso il lavoro dal 1 settembre 2008 al 31 dicembre 2009.
I soldi, come il PD ha spiegato nella mozione presentata in Parlamento, si possono trovare con: lotta all'evasione, centrale unica per gli acquisti nella P.A., ricostituzione della Commissione sulla spending review per tagli di spesa pubblica selettivi e non lineari come previsto dalla manovra d'estate e "utilizzo immediato" degli 8 miliardi dell'accordo Governo-Regioni per la parte non impegnata per la Cassa integrazione.

Il governo non parla della crisi e ignora chi ne subisce le conseguenze: disoccupati, precari,famiglie che stentano, imprenditori e attività che chiudono.
Sono fino ad un milione i lavoratori che rischiano di passare da un reddito precario a zero euro, se non verranno rinnovati i loro contratti.
Ci dicono di non avere risorse, ma hanno sprecato miliardi per eliminare l’ICI ai più ricchi e scaricare i debiti Alitalia sui contribuenti italiani, oltre a cancellare le misure anti evasione.
L’Italia ha bisogno di strumenti eccezionali e urgenti che diano aiuto immediato alle famiglie.
L’assegno mensile per chi perde il lavoro è uno strumento di sostegno alle famiglie e di rilancio dei consumi. Utile non solo a chi lo riceve ma all’intera economia italiana.
Imprenditori e sindacati lo sostengono ma il governo continua a negarlo.

Le nostre proposte:
1. Assegno mensile di disoccupazione subito, per tutti i precari che hanno perso il lavoro
2. Blocco dei licenziamenti per precari di scuola, sanità e pubblica amministrazione
3. Cassa integrazione per tutti i lavoratori in caso di sospensione del lavoro
4. Riforma degli ammortizzatori sociali per la tutela di chi resta senza lavoro.

Sono proposte serie, concrete, realizzabili attraverso la battaglia all’evasione fiscale e i fondi previsti per la cassa integrazione e non ancora impegnati.