16/11/12

LA STABILITÀ È ANCORA UN MIRAGGIO

Pubblico un articolo tratto da lavoce.info dell'economista Paul De Grauwe.

Al summit europeo della scorsa settimana sono state prese alcune decisioni utili e importanti sull'unione bancaria e sulla ricapitalizzazione delle banche. Resta però aperta la domanda se le nuove misure riusciranno a rendere più stabili i mercati dei titoli di stato. Non è certo l'Esm, con 500 miliardi a disposizione, che può assicurare la stabilità. Il suo intervento rischia anzi di destabilizzare ulteriormente i mercati. Solo la Bce può garantire con successo un obiettivo simile, mettendo a disposizione le sue risorse illimitate.
Quello della settimana scorsa è stato l’ennesimo summit europeo da cui ci si aspettava la soluzione della crisi dell’Eurozona. E, in effetti, sono state prese alcune decisioni utili e importanti:
  • una nuova unione bancaria con una autorità di supervisione europea con poteri effettivi; 
  • la possibilità di organizzare ricapitalizzazioni bancarie a livello europeo.
Entrambi sono dei passi avanti, il secondo è di particolare importanza.
Una delle principali debolezze dell’Eurozona risiede nel fatto che i problemi bancari devono essere risolti dai governi del paese in cui le banche hanno sede. Il risultato è che l’insolvenza di istituti locali è una minaccia alla solvibilità dei paesi e ciò porta a un circolo vizioso di crisi bancarie e crisi sovrane. Interrompere questa interconnessione è quindi un elemento chiave per creare una situazione finanziaria più stabile all’interno dell’Eurozona.

UNIONE BANCARIA: IL DIAVOLO È NEI DETTAGLI

La necessità di un meccanismo europeo per la risoluzione delle crisi bancarie è un principio che è finalmente stato accettato. Tuttavia, ora ci troviamo a far fronte a enormi problemi per l’attuazione di questo principio. Quali saranno i poteri di supervisione della Bce? Chi gestirà le banche ricapitalizzate? Cosa accade se è necessario nazionalizzare una banca? Sono solo alcune delle questioni pratiche che si dovranno affrontare.

L’EUROPEAN STABILITY MECHANISM

Vogliamo qui concentrarci, tuttavia, sul nuovo ruolo dell’Esm, altrimenti conosciuto come il fondo salva Stati, che dovrebbe diventare operativo a breve.
L’Esm ha ricevuto due nuovi compiti, che si aggiungono all'assistenza condizionata ai paesi membri:
    • Il primo (di cui ho appena discusso) è la possibilità di ricapitalizzare direttamente le banche in difficoltà.
    • Il secondo è la possibilità di acquistare titoli di Stato europei sui mercati secondari, al fine di evitare ulteriori destabilizzanti aumenti dei tassi di interesse.
Sono obbiettivi di estrema importanza.
Certamente si deve intervenire sull’aumento inesorabile dei tassi di interesse sui titoli di Stato di molti paesi del Sud Europa. Solo in parte è la conseguenza di “cattivi fondamentali”. Per paesi come Italia e Spagna, una parte consistente dell’aumento degli spread è causato da paura e panico nei mercati che hanno il potere di portare gli stati alla bancarotta con una profezia che si autorealizza. (1)
La domanda quindi è se l’Esm sarà in grado di stabilizzare i mercati dei titoli di stato. La mia risposta è no.

PERCHÉ L’ESM NON RIUSCIRÀ A STABILIZZARE I MERCATI

L’Esm ha risorse finanziare pari a 500 miliardi di euro. Se si confrontano queste risorse con l’ammontare del debito italiano, di quasi 2mila miliardi, e con quello spagnolo di 800 miliardi, è immediatamente chiaro che non sarebbe in grado di porre fine a una crisi che coinvolgesse anche solo uno di questi due paesi, figurarsi entrambi.
Ma non solo: non appena l’Esm inizierà a operare, i mercati dei titoli di Stato dei due paesi diverranno ancora più fragili. Supponiamo infatti che una nuova ondata di paura e panico sui mercati, scatenata ad esempio da un aggravarsi della recessione spagnola, provochi un ulteriore incremento dei tassi sui titoli di Stato spagnoli. Per fermarlo, l’Esm inizia ad acquistare titoli di Stato spagnoli. Supponiamo acquisti l’equivalente di 200 milioni di euro di bond spagnoli.
Alla fine dell'operazione sarà chiaro a tutti che le risorse dell’Esm saranno scese da 500 a 300 miliardi. Saranno rimaste meno risorse per far fronte alle crisi future. Gli investitori inizieranno a fare previsioni sul momento in cui l’Esm rimarrà senza fondi. Dopo di che si comporteranno come ci si aspetta si comportino le persone scaltre: inizieranno a vendere i titoli di Stato subito, senza aspettare.
È facile capire il perché. Anticipando il momento in cui l’Esm finirà i fondi a sua disposizione, ci si aspetta un crollo dei prezzi dei titoli di Stato. Per evitare di incorrere in grosse perdite, gli investitori saranno incentivati ad anticipare la vendita dei titoli di stato che detengono, invece di aspettare il momento in cui andranno in perdita. Quindi gli interventi dell’Esm provocheranno le crisi, anziché prevenirle.
È una caratteristica nota dalla letteratura sulle crisi dei tassi di cambio. Il classico modello di Paul Krugman, ad esempio, ha le stesse caratteristiche. (2) Una banca centrale che decide di ancorare il proprio tasso di cambio e ha un limitato ammontare di riserve di valuta estera per difendere la propria moneta dagli attacchi speculativi, si trova di fronte allo stesso problema. A un dato momento l’ammontare di riserve di valuta si esaurisce e la banca centrale non è più in grado di difendere la propria moneta. Gli speculatori non aspettano di arrivare a quella situazione, iniziano le vendite speculative ben prima che la banca centrale esaurisca le riserve, scatenando una crisi che si autorealizza.

SOLO LA BCE PUÒ STABILIZZARE I MERCATI

L’unico modo per stabilizzare i mercati obbligazionari è quello di coinvolgere le Bce, indirettamente dando all’Esm licenza bancaria, in modo che possa attingere dalle risorse delle Bce , oppure attraverso interventi diretti da parte della Banca centrale. (3) Ma i leader europei non hanno potuto (o non hanno voluto) prendere le misure necessarie per stabilizzare l’eurozona.
La Bce è l’unica istituzione in grado di evitare che il panico nei mercati dei titoli governativi porti gli Stati a una situazione di squilibrio, perché è l’unica istituzione che crea moneta, e ha quindi una capacità illimitata di acquistare titoli. Avere risorse illimitate è una condizione necessaria per riuscire a stabilizzare i mercati di titoli di Stato. È l’unico modo per ottenere credibilità sul mercato.
L’anno scorso la Bce ha acquistato titoli di Stato attraverso il Securities Markets Programme, ma lo ha strutturato nel peggior modo possibile: annunciando che sarebbe stato di grandezza e durata limitata, ha replicato la debolezza fatale di una istituzione con risorse limitate e non c’è da sorprendersi che la strategia non abbia funzionato.
L’unica strategia efficace è incentrata sulle risorse illimitate delle Bce. La Banca dovrebbe annunciare un tetto agli spread italiani e spagnoli, poniamo a 300 punti base. La dichiarazione sarebbe pienamente credibile se la Bce fosse disposta a utilizzare tutte le armi a sua disposizione, che sono infinite, per il raggiungimento di questo obbiettivo.
Se la Bce ottiene questo tipo di credibilità sui mercati, crea una interessante opportunità di investimento per gli investitori, che ottengono un premio sui titoli italiani e spagnoli che detengono. Nel frattempo, la Bce garantisce che c’è un minimo prezzo sotto al quale i prezzi dei titoli non scenderanno (il minimo prezzo è l’altra faccia della medaglia del tetto sui tassi). In aggiunta, i 300 punti base diventano una sorta di punizione per i governi italiani e spagnoli e un incentivo a ridurre i loro livelli di debito.
Ma la Bce non è disposta a stabilizzare i mercati finanziari in questo modo. Le ragioni portate a giustificazione del perché la Bce non debba essere un prestatore di ultima istanza sono diverse: molte sono false, alcune sono serie, come per esempio quelle sul rischio di azzardo morale. (4) Tuttavia, il problema di azzardo morale dovrebbe essere gestito da altri nascenti meccanismi – semestre europeo, patto fiscale, sanzioni automatiche, per esempio – che hanno il compito di controllare i debiti e deficit pubblici eccessivi. Il meccanismo di disciplina e sanzioni dovrebbe quindi tranquillizzare la Bce sul rischio di azzardo morale (preoccupazione che peraltro non ha avuto quando ha fornito mille miliardi alle banche a un tasso di interesse agevolato).
[…]
La creazione dell’Efsf e dell’Esm è stata motivata dalla preoccupazione errata della Bce di dover proteggere il proprio bilancio. L’ampliamento delle responsabilità ora affidate all’Esm deve essere visto come un tentativo di mascherare il rifiuto della Bce di assumere il ruolo di guardiano della stabilità finanziaria dell’Eurozona, un ruolo che solo la Bce può ricoprire con successo.

Recensione a “Il Tramonto dell’euro” di Alberto Bagnai

Euro significa de-industrializzazione, anche con le condizioni vessatorie previste dal Fiscal Compact -  Mercato delle valute è l’unico mercato che i neoliberisti vogliono regolamentare -

Euro significa de-industrializzazione, anche con le condizioni vessatorie previste dal Fiscal Compact -  Mercato delle valute è l’unico mercato che i neoliberisti vogliono regolamentare -
 Finalmente qualcuno spiega al popolo come funzionano le politiche dei cambi e i mercati delle valute. Ma Bagnai fa di più: ripercorre e rilegge la storia economica del nostro paese e dell’Eurozona alla luce della scelta compiuta, a partire dalla seconda metà degli anni ’70, di convergere verso la moneta unica, prima con il propedeutico divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia, poi l’ingresso nello Sme, la crisi del 1992 (quando Amato “rubò” il 6‰ dai conti correnti degli italiani), infine l’Euro. E ci spiega ad ogni passo le conseguenze di queste scelte sulle esportazioni, il debito estero, la distribuzione del reddito, ecc, fornendoci chiavi di lettura essenziali per capire il recente e meno recente disastroso passato politico
del nostro paese, e aiutandoci a valutare con maggior cognizione di causa le conseguenze del rimanere ovvero dell’uscire dall’Euro.

Il testo fa giustizia così anche dei luoghi comuni autorazzisti circa “l’Italietta” della “liretta” e delle “svalutazioni competitive”. Le svalutazioni italiane sono state poche e di natura difensiva a seguito di shock esterni avversi (p.e. gli shock petroliferi degli anni ’70), seguiti spesso da rivalutazioni.
Il testo fa giustizia anche dei tanti luoghi comuni legati alla svalutazione, l’inflazione, ecc con cui si cerca di terrorizzare la gente riguardo l’ipotesi di uscita dall’Euro. L’uscita dall’Euro, spiega Bagnai, è non solo possibile, ma sarà comunque inevitabile perché è un progetto insostenibile, e la crisi corrente lo sta dimostrando.

La moneta unica tra aree con diversa produttività è possibile solo a patto di condizioni politiche inesistenti nell’Europa di oggi. D’altro lato la svalutazione reale della nostra economia, è conseguenza diretta dell’impossibilità di riaggiustare in modo automatico, graduale e indolore, lasciando agire il mercato del cambio, le piccole differenze di competitività con la Germania, e che invece si sono accumulate nel corso degli anni.
Questo dato di fatto non muterebbe se la BCE “stampasse moneta” per venire incontro ai problemi di finanziamento del debito pubblico degli stati dell’Eurozona, e neppure se lo facesse senza porvi sopra le condizioni vessatorie previste dal Fiscal Compact. All’interno dell’Euro la prospettiva è quella della deindustrializzazione delle economie più deboli e delle acquisizioni straniere dei nostri asset … fino a quando non saremo dichiarati semplicemente un “onere” e non ci avranno dato il benservito.

Il problema quindi è solo se l’uscita dall’Euro sarà decisa e governata ordinatamente il prima possibile, o se avverrà caoticamente con il paese in ginocchio dopo un disastro tipo greco e dopo il compiuto saccheggio della nostra ricchezza collettiva ad opera della finanza internazionale e del complesso bancario-industriale tedesco.
Soprattutto ci viene spiegata la “razionalità politica” di certe scelte apparentemente tecniche: cambi rigidi o flessibili? chi ci guadagna e chi ci perde, tra paesi e all’interno dei singoli paesi? Il mercato delle valute, legato principalmente all’andamento del commercio estero, è l’unico mercato che i neoliberisti vorrebbero regolamentare con cambi rigidi agganciati a monete forti (vedi Argentina …) invece che lasciar corso anche qui alla legge della domanda e dell’offerta. Perché? Perché così si consentono politiche predatorie da parte degli investitori a danno dei debitori, e dei paesi con maggiore produttività a danno degli altri.

Testi sulle politiche economiche all’interno di un singolo paese già ce ne sono (per esempio “Economia politica” di Massimo Pivetti, dove le implicazioni sociali delle politiche keynesiane e neoliberiste sono ben esplicitate partendo dai fondamentali dell’economia), e così pure sulla finanza internazionale, soprattutto dopo la crisi del 2008, ma le politiche dei cambi e i mercati delle valute finora li avevo visti confinati nella letteratura per specialisti, come meri “problemi tecnici”.
L’effetto complessivo del libro è liberatorio, nel senso che offre strumenti per capire la realtà e incoraggiarci a pensare che il futuro può tornare a dipendere da noi, che non ci sono potenze misteriose ai cui capricci ci dobbiamo piegare, e da placare offrendo sacrifici sempre più pesanti attraverso rituali governati da tecnici-sacerdoti, in realtà sempre più chiaramente apprendisti stregoni al servizio di oligarchie nostrane e straniere.
www.socialistasenzapartito.wordpress.com
Claudio Romanini

13/11/12

Voci dalla Germania: Il giorno in cui la Germania usci' dall'Euro

Voci dalla Germania: Il giorno in cui la Germania usci' dall'Euro: E se la Germania desse ascolto agli euroscettici ed uscisse dall'Euro? Risponde Die Zeit, che si diverte a descrivere gli effetti nefasti...

Voci dall'estero: Il Costo del Federalismo nell'Eurozona

Voci dall'estero: Il Costo del Federalismo nell'Eurozona: Un chiarissimo articolo di Jacques Sapir   che, fatti due conti,  dimostra come il "Più Europa" sia solo un castello in aria per sognator...

04/11/12

Il trionfo del sevedevismo di Claudio Borghi

 Pubblico lo storify di Claudio Borghi sul dividendo dell'euro, la versione completa potete trovarla qui.

Ok, pensavo nemmeno ci fosse bisogno di scrivere qualcosa anche perchè se dovessi dedicare del tempo a tutte le baggianate che girano in rete dovrei avere un giorno come la rivoluzione di Plutone. Facciamo un'eccezione a futura memoria.

Oggi un genio per "fermare il declino", invece di preoccuparsi di Bersani non ha trovato di meglio che scrivere questa meraviglia:

http://www.fermareildeclino.it/articolo/quanto-abbiamo-risparmiato-in-interessi-con-leuro

Dove ci racconta che il famoso "dividendo dell'euro", questo regalone che la moneta unica ci ha fatto, è ben più di 700 miliardi, cifra simbolo sparata dai Giannini di turno. Tutti per le strade a ringraziare la Merkel.
Ora, io sarei anche stufo di dover smentire le sparate di questo e quello, tanto dopo che l'hai fatto sprecandoci tempo prezioso lo "sparatore" mica sparisce, macchè! Ricompare più arrogante di prima. E' così per quelli che "dopo la svalutazione del '92 i tassi schizzarono alle stelle" come Boccia http://storify.com/borghi_claudio/la-storia-a-fisarmonica Oppure per quelli che "La Spagna andrà sempre meglio di noi perchè lì non c'è la casta" come Boldrin http://storify.com/borghi_claudio/il-preciso-boldrin

Dovrei imparare e sparare cose a caso anch'io, del tipo: "se non fossimo entrati nell'euro avremmo ricreato l'Impero Romano perchè adesso ci saremmo comprati per due lire la Spagna, la Grecia e tutta l'Africa del nord (e la Kamchatka)" Tanto chi può dire cosa sarebbe successo.

Pazienza. C'è chi ha l'indole del ciarlatano e chi vuole spiegare le cose. Io sono della seconda categoria, molto meno glamour ma spero di essere d'aiuto a chi vuol capire.

 Ecco, invece che ci sono altri soggetti che appena vedono qualcosa che gli vellica le tesi preconfezionate, partono lancia in resta sventolandole come una bandiera.

 Essì, non posso far altro che avvisare... mica è la prima volta... http://i.imgur.com/C2SrI.jpg

Comunque: entriamo nel merito. Qui abbiamo un signore che arbitrariamente prende la differenza fra i tassi italiani e quelli tedeschi nel 1996 e dice che da quel momento i tassi italiani sono scesi perchè "si vedeva" che nel 2002 avremmo avuto la stessa moneta con conseguente convergenza dei tassi di interesse.

In una vita di borsa ne ho incontrati tonnellate di questi soggetti qui, quelli che DOPO ti dicono cosa SAREBBE SUCCESSO.
Io li chiamo SEVEDEVISTI perchè tipicamente messi davanti ad un grafico ti dicono che "se vedeva" che qui sarebbe salito e qui sarebbe sceso e che loro avrebbero comprato ai minimi e venduto ai massimi.

Questi soggetti se gli metti in mano un contratto future con cui speculare invece invarabilmente finiscono a zero dopo pochi giorni. C'è anche in rete un grafico divertente con i pensieri reali di quello che le becca tutte al contrario. Regalo a chi lo trova.

Dire quindi che nel '96 i tassi cominciarono a scendere perchè tutti capivano che nel 2002 ci sarebbe stato l'euro e quindi dobbiamo cominciare a ringraziare la nuova divinità da quell'anno lì è semplicemente una scemenza. Se fosse stato così evidente significa che tutti quelli che in quegli anni vendevano titoli italiani erano ciechi, storditi e pazzi. Anche lui, cosa sta qui a raccontarcela? Se "se vedeva" bastava nel '96 vendere a leva un bel pò di Bund e comperare Btp tenendo la posizione fino all'esordio dell'euro. Facile no? Tutti miliardari.

Ma soprattutto: se il trend di mercato ci indica il futuro (BUM!) e il fatto che i tassi scendevano era perchè "si era capito che l'Italia sarebbe entrata nella moneta unica" allora significa necessariamente che se negli ultimi anni i tassi hanno cominciato a salire è perchè "si è capito che l'italia sarebbe uscita dalla moneta unica". Quindi cosa aspettiamo? Tanto vale farlo subito senza aspettare danni peggiori. Le ipotesi devono valere sempre, altrimenti sono... sono... non mi viene la parola.

Pazienza, stiamo al gioco e andiamo contro logica. Per vedere "cosa sarebbe successo se l'italia non fosse entrata nell'euro" dobbiamo confrontare due scenari, uno l'abbiamo visto, l'altro lo dobbiamo immaginare. Di sicuro prendere il '96 come punto di discontinuità non ci seve a nulla. Altrimenti tanto vale prendere dal trattato di Roma o dalla battaglia di Canne. O meglio, serve solo se si vogliono leggere i numeri come fa comodo a noi per stiracchiare tesi.

 Ma certo che è così.
E come no...


Nah, troppo logico, se no come li tiri fuori i 700 miliardi?

 Lasciamo perdere il sesterzio e ritorniamo con i piedi per terra. I tassi Italiani e quelli tedeschi sono sempre stati due pianeti diversi. Quindi se vogliamo vedere cosa sarebbe stato il "mondo parallelo" senza l'euro dobbiamo trovare un qualcosa a cui i tassi italiani sono sempre stati correlati presumendo che lo sarebbero stati ancora.

 Eh no, caro Guerani, perchè vuoi far finire subito il gioco? E' ovvio che i tassi dipendono dall'inflazione e pensare che avremmo avuto i tassi all'11% con l'inflazione al 3% è da pazzi, ma poi ti direbbero che pure la nostra inflazione scendeva magicamente per sant'euro, quindi dobbiamo pescare qualcosa di esterno. Comincio a chiedere, si sa mai che Btp siano davvero stati sempre correlati con Bund a spread costante e allora il discorso di cercare lo spread avrebbe fatto senso.

 
Prudente... non risponde...

 Se è per quello non si fa nemmeno con le BALLE, e dire che se non ci fosse stato l'euro i tassi non sarebbero scesi se non vogliamo chiamarla balla come la chiamiamo? Parole in libertà? Sparare a caso? E l'inflazione uguale a svalutazione? E la spesa con le carriole di soldi? Queste come le chiamiamo? Sofismi, correlazioni, causazioni o, più semplicemente BALLE?


 Eh no caro mio, se due cose andavano per i fatti propri come posso prenderle come variabili per elaborare scenari alternativi? Tanto varrebbe allora prendere i dati sul ritiro dei ghiacciai o i prezzi dei cellulari e confrontare da un anno a caso ipotizzando che da lì in avanti una delle due variabili sarebbe rimasta ferma. Ma stiamo scherzando? Che sistema è?
Invece (per chi vuol capire) guardate qui. Questi sono i tassi Italiani e quelli tedeschi

Come vedete i tassi tedeschi sono grosso modo in calo dagli anni '70, molto regolari, i nostri invece sono saliti dal '70 all' '82 per poi scendere fino alla famosa convergenza del 2000
Adesso guardate quest'altro grafico:

Oibo' ma assomiglia di più questo ai tassi italiani rispetto a quelli tedeschi. Eh sì, sale fino al 1982 poi comincia a scendere... ma pensa. Sarà mica che i nostri tassi di interesse sono sempre stati correlati a quelli americani?
Infatti nel caso qualcuno non se ne fosse accorto il mondo non gira intorno alla germania ma, ci piaccia o no, gira intorno agli Stati Uniti, anche perchè se loro si scocciano hanno i marines mentre i tedeschi hanno la polizia stradale (a volte con l'Alfa Romeo)
Ecco la verità, COL FISCHIO che senza l'euro i tassi Italiani sarebbero stati al livello del '96 sia in termini assoluti che in termini relativi con il bund perchè è evidente che se ci si avvicina allo zero anche gli spread convergono, dato che sotto zero di solito non si va (anche se l'Euro riesce pure a fare questo miracolo, vedi Svizzera, Olanda e Germania). Noi avremmo seguito gli americani come abbiamo sempre fatto e i tassi sarebbero scesi comunque. La prova ulteriore? Basta guardare gli altri che con l'Euro non hanno avuto a che fare:


Appunto
  
                             

Ok, confesso, sono un fan di Guerani... l'ironia 2.0


Ma pensa....
Spero sia abbastanza chiaro quanto strampalate siano le tesi basate sul nulla che vi propinano con la solita baldanza. Tanto possono dire quello che vogliono, la storia con i "se" non si fa, magari se non ci fosse stato l'Euro adesso invece di avere i tassi al 5% li avremmo a zero perchè visti come "porto sicuro" come l'UK nonostante i suoi paurosi problemi con l'industria finanziaria. E' anche questo "dividendo dell'euro"? Perchè non lo conteggiamo?
Probabilmente abbiamo risparmiato sì qualcosa con i tassi dal 2001 al 2008 (infatti era quello che ho sempre -sbagliando- inteso come bilanciamento per la perdita di competitività) ma molto meno di quanto sparano i settecentomilionisti, e in ogni caso lo stiamo restituendo ogni giorno da quando è partito lo spread. Ma soprattutto, quanto è il costo del danno? Chi quantifica il disastro economico che stiamo vivendo? Solo la recessione di quest'anno "vale" 40 miliardi di pil e poi? Lo raccontiamo alla Grecia o alla Spagna la bellezza del dividendo dell'Euro? Ma su. Alla storiellina dei tassi bassi grazie all'euro ho creduto anch'io, sbagliavo e non mi faccio problemi ad ammetterlo. Che ci vuole... Ma adesso che i numeri sono sul tavolo che facciamo?
 Ecco accontentato: anche se bastava leggessero bene quanto avevi ottimamente, come al solito, scritto tu sul Fatto: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/03/quelli-che-abbiamo-sprecato-dividendo-dell%E2%80%99euro/341311/ ma lo storify è lo storify :-)
Perdonoperdonoperdonononlofacciopiù :-))))

25/10/12

LA DEMOCRAZIA DELLO SPREAD


In questi ultimi mesi abbiamo assistito ad una vera e propria esplosione mediatica del termine "spread", e alle lezioncine riservateci nei salotti della TV italiana dai soliti professoroni.
In questo breve articolo, mi soffermerò invece su un aspetto totalmente trascurato da network nazionali, cercando di far luce sulle dinamiche che ne determinano l'oscillazione e sulle conseguenze nell'assetto democratico dei paesi dell'Eurozona.

In un precedente articolo, ho ricordato come l'esplosione dei tassi d'interesse, negli ultimi 30 in Italia, sia conseguenza diretta della scelta di rendere indipendente la Banca d'Italia (Ciampi-Andreatta 1981) dal tesoro. Adesso mi interessa soffermarmi sui risvolti antidemocratici determinati da tale scelta alla luce di quanto accaduto in Italia o in Grecia.

Se la Banca Centrale di uno Stato funge da prestatore di ultima istanza, di fatto risulterà subordinata al potere politico democraticamente eletto. Il governo avrà a disposizione sia la leva fiscale che quella monetaria al fine di raggiungere la migliore allocazione delle risorse e quindi perseguire la piena occupazione. In altre parole il governatore della banca centrale sarà un semplice esecutore degli indirizzi di politica economica impartiti dal governo.
Viceversa se la banca centrale di uno stato è indipendente, e quindi libera di acquistare o meno i titoli emessi, si determina un ribaltamento di fronte, che porta il governo in una posizone subordinata al governatore centrale.

Naturalmente, senza dilungarci sul tecnicismo alla base dei due precedenti casi, è evidente che nel secondo    si stabilisce un vuoto democratico pericoloso, in quanto il governatore non è soggetto al
controllo diretto da parte del cittadino.
Più semplicemente se un governatore volesse arbitrariamente cambiare un primo ministro, basta che cominci a non comprare i titoli del proprio paese, determinando un aumento del tasso di interesse e quindi la sollevazione popolare.

Ecco questo è quello che è successo negli ultimi anni in Italia, Grecia o Spagna. 
Abbiamo creato un Unione in cui la tecnocrazia, non solo non è soggetta al controllo democratico, ma addirittura è in grado di ribaltare le libere scelte delle popolazioni.
In Grecia un governo legittimamente eletto è stato dimissionato non appena ha osato chiedere, per via referendaria, parere ai propri elettori sul piano di austerità proposto dai vertici Europei. Al suo posto Lukas Papademos vicepresidente della BCE.

Ti piace vincere facile? 
Leggendo, l'e-book oltre l'austerità edito da micromega, e più precisamente il saggio di Leo Manfredi "Spread:l'educazione dei Greci", ho notato alcune cose interessanti.

Prima è necessaria una piccola divagazione tecnica; i mercati dove si scambiano i titoli già emessi sono detti secondari, per distinguerli dai mercati primari in cui vengono allocati i titoli di nuova emissione. Quando un governo deve collocare dei nuovi titoli è obbligato, da una convenzione esistente tra Banca Centrale e Ministro delle finanze, a garantire un tasso di interesse pari a quello stabilito il giorno prima sul mercato secondario. Quindi frenare o quantomeno regolare la speculazione ribassista sul mercato secondario incide fortemente sulla dinamica dello spread. La banca centrale Greca, nel periodo di transizione dal governo di centrodestra in settembre, a quello di centrosinistra ad ottobre, ha deliberatamente modificato le regole del mercato secondario(HDAT). Più precisamente ha portato da 3 giorni a 10 il lasso di tempo entro quale uno speculatore deve rientrare da una vendita allo scoperto. Senza dilungarci nel tecnicismo, si usa la vendita allo scoperto per guadagnare dalla perdita di valore del titolo medesimo. Naturalmente se il prezzo del titolo scende, si alzerà il suo tasso di interesse e il giorno dopo il governo, quando opererà nel mercato primario, si troverà i tassi esplosi.

Da questa scelta, secondo alcuni operatori, si è innescato il meccanismo di rialzo dello spread che ha portato il governo ellenico di centrosinistra alle dimissioni, ad un governo tecnico a guida BCE, ed infine a due elezioni, fino a quando non ha vinto un governo europeista. Vi rendete conto di come una scelta autonoma della Banca Centrale Greca ha contribuito alla caduta di un governo legittimamente eletto?
In Italia secondo il Financial Times, non il circolo del leoncavallo, è successo qualcosa di simile nel giugno 2011 e ciò anche da noi ha portato ad un ribaltone tecnocratico.

Guardiamo adesso la dinamica dello spread italiano negli ultimi 2 anni e per l'inciso dopo due anni di austerità imposta da Francoforte. In primo luogo notiamo effettivamente che, come ci dice il FT, da giugno del 2011 lo spread è cominciato ad esplodere. La crescita si arresta momentaneamente a novembre, dopo la nascita del governo tecnico a guida Mario Monti, ma sostanzialmente rimane elevato fino alla fine dell'anno. Perché? 

Semplice perché, contrariamente a quanto ci viene detto, ai mercati non interessa un fico secco della credibilità di un premier o delle sue scorribande notturne. L'unico loro interesse è fare soldi e farlo nel più breve tempo possibile. Mentre l'unica vera preoccupazione è rappresentata non dal Loden, bensì dall'eventualità che qualcuno freni la speculazione ribassista venendo in aiuto ai governi, attraverso l'acquisto dei titoli. In altre parole se io voglio speculare al ribasso su un titolo di stato, fuggo dai mercati in cui la presenza di un cane da guardia come la Banca Centrale può neutralizzare il mio attacco e farmi perdere quattrini.

Quindi avete capito perchè scende lo spread ad inizio gennaio? Semplice perchè la BCE presta 500 miliardi di euro all' 1% alle banche il 21 dicembre (e successivamente altri 530 il 29 febbraio ), e queste riacquistano titoli di debito italiani tenendo, di fatto alla larga la speculazione ribassista per un po'. Successivamente finite le munizioni, la dinamica dello spread torna a salire, il che ci fa comprendere come alla fine i mercati, non hanno questa grande considerazione dei nostri professori.
Alla fine deve intervenire Draghi, il quale dichiara che la BCE è pronta ad acquistare i titoli di debito degli stati membri, in maniera indeterminata, per far ritornare i tassi sotto controllo. Finalmente abbiamo il nostro cane da guardia.

Ma la BCE non poteva intervenire prima? Perchè non ha mosso un dito quando la gente greca stremata dalla fame scendeva in piazza? 
Semplice perchè la BCE persegue un obiettivo politico, scritto nel proprio statuto e perseguito infischiandosene di tutto e tutti: Eliminare l'inflazione.

Cos'è l'inflazione?
Tecnicamente è la derivata della curva dei prezzi, banalmente è una tassa sul capitale. Se abbiamo un inflazione elevata infatti, il capitale fermo o prestato si deprezza rapidamente. 

Ad esempio, supponiamo di chiedere 100 euro alla banca al tasso del 4,5% annuo. Con 100 euro mi compro 20 bottiglie di vino (5 euro luna). L'anno successivo vado in banca e ripago il mio debito totale 104,5 euro. Supponiamo adesso di avere un inflazione al 10%, la banca si troverà con 104,5    euro mentre nel frattempo il prezzo del vino è salito a    5,5    euro a bottiglia. In altre parole la banca con quei soldi potrà acquistare 19 bottiglie (19x5,5=104,5), bell'affare direte, io ne avevo comprate 20 un anno prima. 

Quindi capite perché le banche hanno il terrore dell'inflazione. Capite perché nonostante nessuna teoria economica parli direttamente di un livello ottimale di inflazione, questi inculcano negli elettori l'idea che l'unica inflazione buona è quella morta?

Al contrario un imprenditore sa che, se potrà rivendere ad un prezzo più alto domani, ciò che produce oggi a minor prezzo, sarà incentivato ad investire e a creare occupazione. Mentre per i salariati basta un meccanismo, simile alla scala mobile, che mantenga invariato il potere d'acquisto delle famiglie. In questo idilliaco quadretto gli unici ad essere scontenti sono i grossi detentori di capitali, ed infatti negli ultimi 30 anni abbiamo assistito ad un amento del divario sociale fra le varie classi.

Cosa c'entra l'inflazione con la politica?
Non conoscete allora la curva di Philips. L'economista neozelandese Alban William Phillips (1914 – 1975), nel suo contributo del 1958 The relationship between unemployment and the rate of change of money wages in the UK 1861-1957 , osservò una relazione inversa tra le variazioni dei salari monetari e il livello di disoccupazione nell'economia britannica nel periodo preso in esame.
Vedete come l'inflazione scende all'aumentare della disoccupazione? Quindi l'austerità non serve a risanare i bilanci pubblici, infatti oggi il nostro rapporto deficit/PIL è cresciuto grazie a Monti dal 120% al 126%; l'austerità non serve nemmeno a ribassare lo spread, visto che la sua dinamica è influenzata più dalle manovre della BCE che da quelle dei governi. L'austerità serve esclusivamente a far aumentare la disoccupazione e di conseguenza a limitare l'inflazione, unico assillo della Bundesbank e per riflesso della BCE.
Secondo voi che c'azzecca, per dirla in Dipietrese, col risanamento dei conti pubblici la riforma Fornero, il cui unico tema era l'eliminazione dell'Art.18?
Ora dopo aver lucidamente descritto quanto accaduto in questi mesi, non credete che le opinioni pubbliche devono essere messe a conoscenza dei reali obbiettivi delle politiche comunitarie? Non vi sembra un tantino antidemocratico, anzi un po' fascista, spacciare per risanamento, politiche restrittive il cui unico obbiettivo è la crescita della disoccupazione?
Da elettore di centrosinistra mi duole dirlo, ma preferisco un governo soggetto al controllo elettorale anche se guidato da un puzzone maniaco, piuttosto che continuare a vedere smontato il nostro bel paese con l'inganno.
Ing. Andolina Salvatore


P.S.
Perchè la teoria degli austerici piace così tanto alle Very Serious people?

Se pensate a quello che vogliono i paladini dell'austerità - una politica fiscale che si concentri sui deficit anzichè sulla creazione di posti di lavoro, una politica monetaria  che combatta anche il minimo accenno di inflazione e faccia salire i tassi di interesse anche di fronte alla disoccupazione di massa - vi renderete conto che tutte queste cose rispondono agli interessi dei creditori, di coloro che prestano i soldi anziché di coloro che se li fanno prestare e/o lavorano per guadagnarsi da vivere. I finanziatori vogliono che i governi diano la massima priorità al rimborso dei propri debiti; e si oppongono a qualunque forma di politica monetaria che riduca i ritorni di banchieri tenendo bassi i tassi di interesse, o eroda il valore dei crediti attraverso l'inflazione. 
Paul Krugman premio nobel per l'economia 2008 (tratto dal libro"Fuori da questa crisi adesso" 2002)




14/10/12

LA BANDA DEL DEBITO


Quando si parla di debito pubblico,
molti di noi pensano, erroneamente, che esso sia originato grazie agli sprechi della prima Repubblica. Certo c'erano le tangenti, i falsi invalidi, le assunzioni clientelari, gli sprechi, il finanziamento illecito ai partiti; tuttavia tutto ciò non c'entra, o meglio c'entra poco col debito pubblico e l'origine della sua insostenibilità.
Cercando di trovare  i colpevoli, i membri di questa banda, molti di voi impallidiranno scoprendo che i primi indiziati non sono Belzebù Andreotti o Craxi, o gli altri 'magnaccia' della prima Repubblica.
Chiariamo subito un concetto, il debito non è il male assoluto. Un imprenditore, se vuole costruire un capannone si indebita, ma poi con i proventi della sua attività, sarà in grado sia di guadagnare che di ripagare il debito contratto. Gli Stati si indebitano per i medesimi motivi, vuoi per costruire una scuola, un ospedale, un'autostrada.

Il debito iniziale dello stato italiano deriva dai singoli debiti degli stati che lo hanno composto, ma la parte del leone la fece il Piemonte, che dona allo stato italiano 142 lire pro capite di debito (valori correnti), contro le 67 della Toscana, le 63 di Napoli, le 56 della Lombardia, le 49 della Sicilia, e le 13 dei restanti stati (Fausto Domenicantonio, Lineamenti dell’evoluzione del debito pubblico in Italia 1861-1961). Guardate il prossimo grafico ed impallidite pure.

Sembra che sia successo qualcosa di strano all'inizio degli anni 80.
Infatti prima del 1981 il tesoro, se voleva indebitarsi, ad esempio  per costruire un ponte, emetteva  dei titoli di debito e li collocava sul mercato al tasso voluto. Supponiamo che il 70% dei titoli veniva acquistato. Cosa succedeva al restante 30%? Semplice, il ministro del tesoro chiamava il governatore della Banca d'Italia e lo obbligava a comprarsi i titoli residui. In questo modo i tassi di interesse si mantenevano sotto controllo. In altre parole la Banca d'Italia fungeva da prestatore di ultima istanza. Per avere la controprova di quanto asserito, provate a domandare a vostra nonna come era lo spread ai suoi tempi? Naturalmente mettevi al riparo prima che vi scaraventi addosso qualche oggetto contundente.

Cosa successe nel 1981?
I protagonisti di questa storia la definiscono, con orgoglio, la 'Congiura dei Tecnici' . Successe che il ministro del tesoro, di concerto col governatore della banca d'Italia, attraverso uno scambio epistolare, stabilirono l'indipendenza della banca d'Italia dal tesoro, la quale cessò di essere il prestatore di ultima istanza. Tutto ciò avvenne senza che l'opinione pubblica venisse coinvolta democraticamente.
A questo punto abbiamo già due indiziati: chi erano il ministro del tesoro e il governatore della banca d'Italia nel 1981? Belzebù e Ghigno di tacco?No. Beniamino Andreatta e Carlo Azeglio Ciampi.


 
Guardate adesso il grafico precedente (preso da Il Blog del Leprechaun); in esso vengono riportati diversi scenari, corrispondenti al comportamento del debito pubblico a tassi di interesse diversi. Come vedete la linea nera ci fa capire che, se non avessimo pagato interessi già nel 2000 avremmo ripagato il debito, senza spargere lacrime e sangue.Questo significa che dal 2000 in poi stiamo pagando solo interessi, al prezzo che noi tutti conosciamo. Ma comunque ad un tasso di interesse del 2% oltre l'inflazione, oggi ci ritroveremo con un rapporto debito PIL del 60%, ben al di sotto di sotto della locomotiva Teutonica ( 81,2%).
Quindi capite che quella scelta, anche se fatta in buona fede (genuflessione alla teoria monetarista), ha determinato l'esplosione del debito negli ultimi 20 anni. Tuttavia, noi eravamo sempre la quinta potenza economica mondiale: perchè i tassi di interesse dovevano esplodere? Negli anni ottanta l'Italia aveva uno degli indici di ricchezza pro capite più alti al mondo.

Continuiamo la nostra indagine al fine di scovare gli altri membri della banda.
Adesso siamo nel 1992, annus horribilis per tanti aspetti, ma determinante per la dinamica del debito. L'Italia si trovava all'interno del Sistema monetario europeo, un progetto stabilito nel 1979 in cui la maggior parte delle nazioni della Comunità economica europea vincolavano le loro monete onde prevenire troppo ampie fluttuazioni reciproche. Cioè, come ho ricordato nel mio precedente intervento, eravamo vincolati ad una valuta più forte l' ECU, in realtà il Marco.

Secondo voi come fa uno stato a mantenere fisso il cambio? Affligge dei manifesti o crea una pagina facebook con la scritta cambio Marco/Lira 1200? No, banalmente il cambio è determinato dalla logica della domanda e dell'offerta. Più il mercato richiede lire, più la moneta si apprezza e viceversa. Quando il mercato non vuole lire, generalmente la banca Centrale alza i tassi di interesse per invogliare i capitali ad accorrere oppure lascia fluttuare liberamente la moneta. Siccome la seconda ipotesi non era prevista dai trattati fummo costretti per mantenere il cambio, ad alzare i tassi.

Inoltre la Germania, sul finire degli anni 80, aveva ingente bisogno di capitali per finanziare la ricostruzione dell'Est. Come al solito senza coordinarsi con gli altri Paesi, agganciati di fatto alla sua moneta, decise di alzare i tassi di interesse. Naturalmente la banca d'Italia dovette seguirla, onde  evitare un deflusso di capitali dall'Italia, cosa che avrebbe determinato un deprezzamento della propria valuta. Inoltre, la liretta subì in quegli anni un attacco speculativo senza precedenti da parte di un  ''filantropo'' americano: George Soros.

Soros inondò i mercati di lire; la banca d'Italia, dovendo per lealtà verso i trattati, difendere la propria moneta, bruciò in poco tempo le proprie riserve valutarie. Si liberava dei marchi sostanzialmente per acquistare lire. Furono bruciati 75 miliardi di euro attuali in pochi mesi e per questo il governatore di allora presentò le dimissioni.
Ma la Germania, visto che eravamo nello SME, per cooperare, non poteva difendere la lira dagli attacchi speculativi? No, avevano altro a cui pensare, forse erano distratti ancora dai festeggiamenti per la vittoria del campionato del mondo di calcio.


Guardiamo il grafico precedente, notate qualcosa di strano? Più di 4/3 della torta del debito ce li siamo pappati, scusate l'eufemismo, negli ultimi 20 anni, ed aggiungo io, in seguito a scelte di politica monetaria sbagliate.
Quindi, abbiamo scoperto che i nostri amici teutonici non sono stati così leali  in passato e, grazie alle scelte errate dei nostri governanti di allora, hanno assistito supinamente alla disfatta di un proprio competitor commerciale.

Ok. Chi furono i protagonisti di queste altrettanto scellerate scelte? Ai posti di comando abbiamo: Giuliano Amato, Presidente del Consiglio, Carlo Azeglio Ciampi, Governatore, Mario Draghi, direttore generale del Tesoro, Lamberto Dini, direttore Generale della Banca d'Italia .
Come vedete personalità che a seguito di tali sfaceli sono stati allontanati dalla gestione della cosa pubblica con disonore. Naturalmente no, tutti promossi a pieni voti. Ironia della sorte, siccome in quell'anno si svolgevano le Olimpiadi di Barcellona furano battezzati  Dream Team (includendo anche il Ministro del tesoro Barducci); infine, siccome siamo la patria della commedia, non potevamo far di meglio che consegnare a Soros una bella laurea nel 1995 a Bologna(http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1995/10/31/soros-laureato-tra-le-proteste.html).

Ora quello che è successo nei successivi anni lo sappiamo: sono tornati alla carica con la storia del più Europa e adesso ci troviamo alla vigilia di nuovo annus horribilis. Abbiamo visto i danni combinati con la separazione dal tesoro della banca d'Italia e memori di ciò,  ci affidiamo ad una  BCE costruita ad immagine e somiglianza di quell'errore. Ma, non si rendono conto che l'Europa è fatta di diversità storiche, culturali che non possono essere facilmente appiattite da una moneta unica? Non si ci rende conto che per fare un Unione monetaria è necessaria una ampia dose di fiducia reciproca?  Fiducia che non possiamo avere nei confronti di una Nazione, la Germania, da sempre impegnata in politiche economiche egemoniche e scusate il termine imperialiste.

 A meno che, qualcuno, quando chiede più Europa, non vorrebbe in realtà il ritorno delle camicie nere.


Ing. Salvatore Andolina