25/10/12

LA DEMOCRAZIA DELLO SPREAD


In questi ultimi mesi abbiamo assistito ad una vera e propria esplosione mediatica del termine "spread", e alle lezioncine riservateci nei salotti della TV italiana dai soliti professoroni.
In questo breve articolo, mi soffermerò invece su un aspetto totalmente trascurato da network nazionali, cercando di far luce sulle dinamiche che ne determinano l'oscillazione e sulle conseguenze nell'assetto democratico dei paesi dell'Eurozona.

In un precedente articolo, ho ricordato come l'esplosione dei tassi d'interesse, negli ultimi 30 in Italia, sia conseguenza diretta della scelta di rendere indipendente la Banca d'Italia (Ciampi-Andreatta 1981) dal tesoro. Adesso mi interessa soffermarmi sui risvolti antidemocratici determinati da tale scelta alla luce di quanto accaduto in Italia o in Grecia.

Se la Banca Centrale di uno Stato funge da prestatore di ultima istanza, di fatto risulterà subordinata al potere politico democraticamente eletto. Il governo avrà a disposizione sia la leva fiscale che quella monetaria al fine di raggiungere la migliore allocazione delle risorse e quindi perseguire la piena occupazione. In altre parole il governatore della banca centrale sarà un semplice esecutore degli indirizzi di politica economica impartiti dal governo.
Viceversa se la banca centrale di uno stato è indipendente, e quindi libera di acquistare o meno i titoli emessi, si determina un ribaltamento di fronte, che porta il governo in una posizone subordinata al governatore centrale.

Naturalmente, senza dilungarci sul tecnicismo alla base dei due precedenti casi, è evidente che nel secondo    si stabilisce un vuoto democratico pericoloso, in quanto il governatore non è soggetto al
controllo diretto da parte del cittadino.
Più semplicemente se un governatore volesse arbitrariamente cambiare un primo ministro, basta che cominci a non comprare i titoli del proprio paese, determinando un aumento del tasso di interesse e quindi la sollevazione popolare.

Ecco questo è quello che è successo negli ultimi anni in Italia, Grecia o Spagna. 
Abbiamo creato un Unione in cui la tecnocrazia, non solo non è soggetta al controllo democratico, ma addirittura è in grado di ribaltare le libere scelte delle popolazioni.
In Grecia un governo legittimamente eletto è stato dimissionato non appena ha osato chiedere, per via referendaria, parere ai propri elettori sul piano di austerità proposto dai vertici Europei. Al suo posto Lukas Papademos vicepresidente della BCE.

Ti piace vincere facile? 
Leggendo, l'e-book oltre l'austerità edito da micromega, e più precisamente il saggio di Leo Manfredi "Spread:l'educazione dei Greci", ho notato alcune cose interessanti.

Prima è necessaria una piccola divagazione tecnica; i mercati dove si scambiano i titoli già emessi sono detti secondari, per distinguerli dai mercati primari in cui vengono allocati i titoli di nuova emissione. Quando un governo deve collocare dei nuovi titoli è obbligato, da una convenzione esistente tra Banca Centrale e Ministro delle finanze, a garantire un tasso di interesse pari a quello stabilito il giorno prima sul mercato secondario. Quindi frenare o quantomeno regolare la speculazione ribassista sul mercato secondario incide fortemente sulla dinamica dello spread. La banca centrale Greca, nel periodo di transizione dal governo di centrodestra in settembre, a quello di centrosinistra ad ottobre, ha deliberatamente modificato le regole del mercato secondario(HDAT). Più precisamente ha portato da 3 giorni a 10 il lasso di tempo entro quale uno speculatore deve rientrare da una vendita allo scoperto. Senza dilungarci nel tecnicismo, si usa la vendita allo scoperto per guadagnare dalla perdita di valore del titolo medesimo. Naturalmente se il prezzo del titolo scende, si alzerà il suo tasso di interesse e il giorno dopo il governo, quando opererà nel mercato primario, si troverà i tassi esplosi.

Da questa scelta, secondo alcuni operatori, si è innescato il meccanismo di rialzo dello spread che ha portato il governo ellenico di centrosinistra alle dimissioni, ad un governo tecnico a guida BCE, ed infine a due elezioni, fino a quando non ha vinto un governo europeista. Vi rendete conto di come una scelta autonoma della Banca Centrale Greca ha contribuito alla caduta di un governo legittimamente eletto?
In Italia secondo il Financial Times, non il circolo del leoncavallo, è successo qualcosa di simile nel giugno 2011 e ciò anche da noi ha portato ad un ribaltone tecnocratico.

Guardiamo adesso la dinamica dello spread italiano negli ultimi 2 anni e per l'inciso dopo due anni di austerità imposta da Francoforte. In primo luogo notiamo effettivamente che, come ci dice il FT, da giugno del 2011 lo spread è cominciato ad esplodere. La crescita si arresta momentaneamente a novembre, dopo la nascita del governo tecnico a guida Mario Monti, ma sostanzialmente rimane elevato fino alla fine dell'anno. Perché? 

Semplice perché, contrariamente a quanto ci viene detto, ai mercati non interessa un fico secco della credibilità di un premier o delle sue scorribande notturne. L'unico loro interesse è fare soldi e farlo nel più breve tempo possibile. Mentre l'unica vera preoccupazione è rappresentata non dal Loden, bensì dall'eventualità che qualcuno freni la speculazione ribassista venendo in aiuto ai governi, attraverso l'acquisto dei titoli. In altre parole se io voglio speculare al ribasso su un titolo di stato, fuggo dai mercati in cui la presenza di un cane da guardia come la Banca Centrale può neutralizzare il mio attacco e farmi perdere quattrini.

Quindi avete capito perchè scende lo spread ad inizio gennaio? Semplice perchè la BCE presta 500 miliardi di euro all' 1% alle banche il 21 dicembre (e successivamente altri 530 il 29 febbraio ), e queste riacquistano titoli di debito italiani tenendo, di fatto alla larga la speculazione ribassista per un po'. Successivamente finite le munizioni, la dinamica dello spread torna a salire, il che ci fa comprendere come alla fine i mercati, non hanno questa grande considerazione dei nostri professori.
Alla fine deve intervenire Draghi, il quale dichiara che la BCE è pronta ad acquistare i titoli di debito degli stati membri, in maniera indeterminata, per far ritornare i tassi sotto controllo. Finalmente abbiamo il nostro cane da guardia.

Ma la BCE non poteva intervenire prima? Perchè non ha mosso un dito quando la gente greca stremata dalla fame scendeva in piazza? 
Semplice perchè la BCE persegue un obiettivo politico, scritto nel proprio statuto e perseguito infischiandosene di tutto e tutti: Eliminare l'inflazione.

Cos'è l'inflazione?
Tecnicamente è la derivata della curva dei prezzi, banalmente è una tassa sul capitale. Se abbiamo un inflazione elevata infatti, il capitale fermo o prestato si deprezza rapidamente. 

Ad esempio, supponiamo di chiedere 100 euro alla banca al tasso del 4,5% annuo. Con 100 euro mi compro 20 bottiglie di vino (5 euro luna). L'anno successivo vado in banca e ripago il mio debito totale 104,5 euro. Supponiamo adesso di avere un inflazione al 10%, la banca si troverà con 104,5    euro mentre nel frattempo il prezzo del vino è salito a    5,5    euro a bottiglia. In altre parole la banca con quei soldi potrà acquistare 19 bottiglie (19x5,5=104,5), bell'affare direte, io ne avevo comprate 20 un anno prima. 

Quindi capite perché le banche hanno il terrore dell'inflazione. Capite perché nonostante nessuna teoria economica parli direttamente di un livello ottimale di inflazione, questi inculcano negli elettori l'idea che l'unica inflazione buona è quella morta?

Al contrario un imprenditore sa che, se potrà rivendere ad un prezzo più alto domani, ciò che produce oggi a minor prezzo, sarà incentivato ad investire e a creare occupazione. Mentre per i salariati basta un meccanismo, simile alla scala mobile, che mantenga invariato il potere d'acquisto delle famiglie. In questo idilliaco quadretto gli unici ad essere scontenti sono i grossi detentori di capitali, ed infatti negli ultimi 30 anni abbiamo assistito ad un amento del divario sociale fra le varie classi.

Cosa c'entra l'inflazione con la politica?
Non conoscete allora la curva di Philips. L'economista neozelandese Alban William Phillips (1914 – 1975), nel suo contributo del 1958 The relationship between unemployment and the rate of change of money wages in the UK 1861-1957 , osservò una relazione inversa tra le variazioni dei salari monetari e il livello di disoccupazione nell'economia britannica nel periodo preso in esame.
Vedete come l'inflazione scende all'aumentare della disoccupazione? Quindi l'austerità non serve a risanare i bilanci pubblici, infatti oggi il nostro rapporto deficit/PIL è cresciuto grazie a Monti dal 120% al 126%; l'austerità non serve nemmeno a ribassare lo spread, visto che la sua dinamica è influenzata più dalle manovre della BCE che da quelle dei governi. L'austerità serve esclusivamente a far aumentare la disoccupazione e di conseguenza a limitare l'inflazione, unico assillo della Bundesbank e per riflesso della BCE.
Secondo voi che c'azzecca, per dirla in Dipietrese, col risanamento dei conti pubblici la riforma Fornero, il cui unico tema era l'eliminazione dell'Art.18?
Ora dopo aver lucidamente descritto quanto accaduto in questi mesi, non credete che le opinioni pubbliche devono essere messe a conoscenza dei reali obbiettivi delle politiche comunitarie? Non vi sembra un tantino antidemocratico, anzi un po' fascista, spacciare per risanamento, politiche restrittive il cui unico obbiettivo è la crescita della disoccupazione?
Da elettore di centrosinistra mi duole dirlo, ma preferisco un governo soggetto al controllo elettorale anche se guidato da un puzzone maniaco, piuttosto che continuare a vedere smontato il nostro bel paese con l'inganno.
Ing. Andolina Salvatore


P.S.
Perchè la teoria degli austerici piace così tanto alle Very Serious people?

Se pensate a quello che vogliono i paladini dell'austerità - una politica fiscale che si concentri sui deficit anzichè sulla creazione di posti di lavoro, una politica monetaria  che combatta anche il minimo accenno di inflazione e faccia salire i tassi di interesse anche di fronte alla disoccupazione di massa - vi renderete conto che tutte queste cose rispondono agli interessi dei creditori, di coloro che prestano i soldi anziché di coloro che se li fanno prestare e/o lavorano per guadagnarsi da vivere. I finanziatori vogliono che i governi diano la massima priorità al rimborso dei propri debiti; e si oppongono a qualunque forma di politica monetaria che riduca i ritorni di banchieri tenendo bassi i tassi di interesse, o eroda il valore dei crediti attraverso l'inflazione. 
Paul Krugman premio nobel per l'economia 2008 (tratto dal libro"Fuori da questa crisi adesso" 2002)




14/10/12

LA BANDA DEL DEBITO


Quando si parla di debito pubblico,
molti di noi pensano, erroneamente, che esso sia originato grazie agli sprechi della prima Repubblica. Certo c'erano le tangenti, i falsi invalidi, le assunzioni clientelari, gli sprechi, il finanziamento illecito ai partiti; tuttavia tutto ciò non c'entra, o meglio c'entra poco col debito pubblico e l'origine della sua insostenibilità.
Cercando di trovare  i colpevoli, i membri di questa banda, molti di voi impallidiranno scoprendo che i primi indiziati non sono Belzebù Andreotti o Craxi, o gli altri 'magnaccia' della prima Repubblica.
Chiariamo subito un concetto, il debito non è il male assoluto. Un imprenditore, se vuole costruire un capannone si indebita, ma poi con i proventi della sua attività, sarà in grado sia di guadagnare che di ripagare il debito contratto. Gli Stati si indebitano per i medesimi motivi, vuoi per costruire una scuola, un ospedale, un'autostrada.

Il debito iniziale dello stato italiano deriva dai singoli debiti degli stati che lo hanno composto, ma la parte del leone la fece il Piemonte, che dona allo stato italiano 142 lire pro capite di debito (valori correnti), contro le 67 della Toscana, le 63 di Napoli, le 56 della Lombardia, le 49 della Sicilia, e le 13 dei restanti stati (Fausto Domenicantonio, Lineamenti dell’evoluzione del debito pubblico in Italia 1861-1961). Guardate il prossimo grafico ed impallidite pure.

Sembra che sia successo qualcosa di strano all'inizio degli anni 80.
Infatti prima del 1981 il tesoro, se voleva indebitarsi, ad esempio  per costruire un ponte, emetteva  dei titoli di debito e li collocava sul mercato al tasso voluto. Supponiamo che il 70% dei titoli veniva acquistato. Cosa succedeva al restante 30%? Semplice, il ministro del tesoro chiamava il governatore della Banca d'Italia e lo obbligava a comprarsi i titoli residui. In questo modo i tassi di interesse si mantenevano sotto controllo. In altre parole la Banca d'Italia fungeva da prestatore di ultima istanza. Per avere la controprova di quanto asserito, provate a domandare a vostra nonna come era lo spread ai suoi tempi? Naturalmente mettevi al riparo prima che vi scaraventi addosso qualche oggetto contundente.

Cosa successe nel 1981?
I protagonisti di questa storia la definiscono, con orgoglio, la 'Congiura dei Tecnici' . Successe che il ministro del tesoro, di concerto col governatore della banca d'Italia, attraverso uno scambio epistolare, stabilirono l'indipendenza della banca d'Italia dal tesoro, la quale cessò di essere il prestatore di ultima istanza. Tutto ciò avvenne senza che l'opinione pubblica venisse coinvolta democraticamente.
A questo punto abbiamo già due indiziati: chi erano il ministro del tesoro e il governatore della banca d'Italia nel 1981? Belzebù e Ghigno di tacco?No. Beniamino Andreatta e Carlo Azeglio Ciampi.


 
Guardate adesso il grafico precedente (preso da Il Blog del Leprechaun); in esso vengono riportati diversi scenari, corrispondenti al comportamento del debito pubblico a tassi di interesse diversi. Come vedete la linea nera ci fa capire che, se non avessimo pagato interessi già nel 2000 avremmo ripagato il debito, senza spargere lacrime e sangue.Questo significa che dal 2000 in poi stiamo pagando solo interessi, al prezzo che noi tutti conosciamo. Ma comunque ad un tasso di interesse del 2% oltre l'inflazione, oggi ci ritroveremo con un rapporto debito PIL del 60%, ben al di sotto di sotto della locomotiva Teutonica ( 81,2%).
Quindi capite che quella scelta, anche se fatta in buona fede (genuflessione alla teoria monetarista), ha determinato l'esplosione del debito negli ultimi 20 anni. Tuttavia, noi eravamo sempre la quinta potenza economica mondiale: perchè i tassi di interesse dovevano esplodere? Negli anni ottanta l'Italia aveva uno degli indici di ricchezza pro capite più alti al mondo.

Continuiamo la nostra indagine al fine di scovare gli altri membri della banda.
Adesso siamo nel 1992, annus horribilis per tanti aspetti, ma determinante per la dinamica del debito. L'Italia si trovava all'interno del Sistema monetario europeo, un progetto stabilito nel 1979 in cui la maggior parte delle nazioni della Comunità economica europea vincolavano le loro monete onde prevenire troppo ampie fluttuazioni reciproche. Cioè, come ho ricordato nel mio precedente intervento, eravamo vincolati ad una valuta più forte l' ECU, in realtà il Marco.

Secondo voi come fa uno stato a mantenere fisso il cambio? Affligge dei manifesti o crea una pagina facebook con la scritta cambio Marco/Lira 1200? No, banalmente il cambio è determinato dalla logica della domanda e dell'offerta. Più il mercato richiede lire, più la moneta si apprezza e viceversa. Quando il mercato non vuole lire, generalmente la banca Centrale alza i tassi di interesse per invogliare i capitali ad accorrere oppure lascia fluttuare liberamente la moneta. Siccome la seconda ipotesi non era prevista dai trattati fummo costretti per mantenere il cambio, ad alzare i tassi.

Inoltre la Germania, sul finire degli anni 80, aveva ingente bisogno di capitali per finanziare la ricostruzione dell'Est. Come al solito senza coordinarsi con gli altri Paesi, agganciati di fatto alla sua moneta, decise di alzare i tassi di interesse. Naturalmente la banca d'Italia dovette seguirla, onde  evitare un deflusso di capitali dall'Italia, cosa che avrebbe determinato un deprezzamento della propria valuta. Inoltre, la liretta subì in quegli anni un attacco speculativo senza precedenti da parte di un  ''filantropo'' americano: George Soros.

Soros inondò i mercati di lire; la banca d'Italia, dovendo per lealtà verso i trattati, difendere la propria moneta, bruciò in poco tempo le proprie riserve valutarie. Si liberava dei marchi sostanzialmente per acquistare lire. Furono bruciati 75 miliardi di euro attuali in pochi mesi e per questo il governatore di allora presentò le dimissioni.
Ma la Germania, visto che eravamo nello SME, per cooperare, non poteva difendere la lira dagli attacchi speculativi? No, avevano altro a cui pensare, forse erano distratti ancora dai festeggiamenti per la vittoria del campionato del mondo di calcio.


Guardiamo il grafico precedente, notate qualcosa di strano? Più di 4/3 della torta del debito ce li siamo pappati, scusate l'eufemismo, negli ultimi 20 anni, ed aggiungo io, in seguito a scelte di politica monetaria sbagliate.
Quindi, abbiamo scoperto che i nostri amici teutonici non sono stati così leali  in passato e, grazie alle scelte errate dei nostri governanti di allora, hanno assistito supinamente alla disfatta di un proprio competitor commerciale.

Ok. Chi furono i protagonisti di queste altrettanto scellerate scelte? Ai posti di comando abbiamo: Giuliano Amato, Presidente del Consiglio, Carlo Azeglio Ciampi, Governatore, Mario Draghi, direttore generale del Tesoro, Lamberto Dini, direttore Generale della Banca d'Italia .
Come vedete personalità che a seguito di tali sfaceli sono stati allontanati dalla gestione della cosa pubblica con disonore. Naturalmente no, tutti promossi a pieni voti. Ironia della sorte, siccome in quell'anno si svolgevano le Olimpiadi di Barcellona furano battezzati  Dream Team (includendo anche il Ministro del tesoro Barducci); infine, siccome siamo la patria della commedia, non potevamo far di meglio che consegnare a Soros una bella laurea nel 1995 a Bologna(http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1995/10/31/soros-laureato-tra-le-proteste.html).

Ora quello che è successo nei successivi anni lo sappiamo: sono tornati alla carica con la storia del più Europa e adesso ci troviamo alla vigilia di nuovo annus horribilis. Abbiamo visto i danni combinati con la separazione dal tesoro della banca d'Italia e memori di ciò,  ci affidiamo ad una  BCE costruita ad immagine e somiglianza di quell'errore. Ma, non si rendono conto che l'Europa è fatta di diversità storiche, culturali che non possono essere facilmente appiattite da una moneta unica? Non si ci rende conto che per fare un Unione monetaria è necessaria una ampia dose di fiducia reciproca?  Fiducia che non possiamo avere nei confronti di una Nazione, la Germania, da sempre impegnata in politiche economiche egemoniche e scusate il termine imperialiste.

 A meno che, qualcuno, quando chiede più Europa, non vorrebbe in realtà il ritorno delle camicie nere.


Ing. Salvatore Andolina


13/10/12

L'EURO E' DI DESTRA

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Cos'è la destra, cos'è la sinistra
si chiedeva il grande Giorgio Gaber; senza scomodare nessuna teoria Macroeconomica, possiamo provare a dare risposta a questa semplice domanda basandoci sul nostro senso comune.
Normalmente da un politico di Destra ci sentiremo dire che lo stato deve indietreggiare lasciando al privato ( più efficiente) la gestione di alcune funzioni, che le tasse devono essere abbassate, che lo stato sociale ci costa troppo ed incentiva le persone all'inoperosità.
Un politico di Sinistra obietterà che le tasse svolgono un ruolo centrale nel garantire a tutti i cittadini un assistenza minima, che mentre lo Stato è garante dell'interesse generale, il privato non lo è essendo guidato dalla logica del profitto.
In altre parole la ridistribuzione della ricchezza fra le varie classi sociali diventa un tema centrale per comprendere quanto una politica sia di destra o di sinistra.




Veniamo all'Euro e cerchiamo di applicare le medesime categorie a quanto è successo in questi ultimi anni nei paesi dell'Eurozona.
La storia ci insegna che quando un paese è alla ricerca di un mercato di sbocco per le proprie esportazioni cerca di convincere in giro qualcuno ad accettare un aggancio alla propria moneta. Il motivo di questa scelta è banale,  ci si vuole mettere al riparo dalla svalutazione, ossia della più elementare arma difensiva degli stati nei confronti dell'invasione delle merci estere. Per usare una metafora calcistica si invita ad una sfida un paese, pretendendo che il suo portiere giochi con le mani legate.
La storia è piena di questi esempi ultimo in ordine cronologico l'aggancio  al dollaro della moneta argentina, il pesos. In una prima fase questa scelta determina un ingente afflusso di capitali, i quali attratti da tassi d'interesse più alti e al sicuro dalla svalutazione si buttano a capofitto verso quel paese. I politici sono ben lieti di brindare a quest'ingente afflusso di capitali ed i loro faccioni cominciano a capeggiare le principali  testate giornalistiche. Crescita, più ricchezza, meno disoccupazione, la folla acclama i nuovi salvatori della patria.
Quando il capitale si sposta così repentinamente, generalmente, anzi sempre, tende a costruire fantasmagoriche bolle. In altre parole anziché concentrarsi sulla costruzione di infrastrutture o imprese   preferisce lucrare sulla crescita del valore di alcune attività improduttive. L'esempio più classico è rappresentato dalla bolla immobiliare. Nel paese in crescita,  ci sarà un aumento dell'inflazione causato dall'aumento della domanda di beni e ciò, in poco tempo, renderà i propri prodotti più cari e meno competitivi rispetto a quelli esteri. Il nostro bel paese comincerà ad importare più di quanto esporta, e presenterà a fine anno un saldo negativo delle partite correnti. Come finanzierà secondo voi questo sbilanciamento? Ma è chiaro, indebitandosi e generalmente lo fa col paese alla cui moneta è agganciato.

 
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Osservate il grafico precedente. Non notate niente di strano? Il debito pubblico Greco negli anni duemila è stato stabile, in alcuni anni in discesa, ma comunque un po' al di sopra del 100% rispetto al Pil. Ed allora cosa succede nel 2007? Perchè questa impennata pazzesca?
Adesso guardiamo la linea verde, la quale rappresenta il debito estero (privato); ci accorgiamo che il debito estero nello stesso periodo è passato dal 5 al 100 % rispetto al PIL. Avete capito? Mentre la stampa Nazional-Popolare continuava a concentrarsi sul debito pubblico la serpe veniva covata nel seno. Ma nessuno ha avvertito i Greci che continuando ad importare beni dalla Germania si stavano indebitando fino al collo?
La risposta è ovvia; certamente che no. Alla Germania faceva comodo avere un mercato di sbocco a pochi chilometri di distanza, a cui inoltre, prestava soldi per comprare i propri beni.
Nel 2007 scoppia la crisi dei subprime, i mercati entrano nel panico ed in poco tempo le banche si accorgono di essere  troppo esposte con la Grecia ed i paesi periferici. Ritirando i capitali, le banche  provocano l'esplosione dei tassi d'interesse nei paesi periferici, PIGS, il debito pubblico schizza alle stelle.
A questo punto il paese sotto attacco può rispondere solo in un modo; libera le mani al proprio portiere, si sgancia dalla moneta di riferimento (il dollaro per l'Argentina, l'Euro per la Grecia) e cerca quantomeno di pareggiare la partita. In Argentina questo è stato fatto col Corralito ( blocco del prelievo dai conti correnti),  e successivamente  lasciando fluttuare liberamente la propria valuta. 
L'Argentina  riuscì a tornare alla crescita economica con grande forza; il PIL aumentò del 8.8% nel 2003, del 9.0% nel 2004, del 9.2% nel 2005, del 8.5% nel 2006 e del 8.7% nel 2007. I salari sono saliti in media ad un tasso del 17% annuo dal 2002 (con un salto al 25% annuo nel maggio 2008),[3] ed i prezzi al consumo hanno in parte accompagnato questo innalzamento (fonte wikipedia).
Memori di questa esperienza cosa ci dicono i nostri Soloni Made in Bocconi? Ci dicono che il problema è il debito pubblico, che dobbiamo tagliare, licenziare, essere più produttivi, evviva l' Austerità.
Arriviamo dunque al nocciolo del problema, perchè la Germania è più produttiva? Perchè inonda i mercati con le sue merci?
 
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È bene sapere che in Germania un governo di sinistra, in realtà di destra ( cos'è la destra, cos'è la sinistra ritorniamo al problema iniziale) ha rimesso in moto il proprio paese, dando mazzate nei denti ai propri lavoratori, precarizzando il lavoro e contraendo la propria domanda interna (Agenda 2010); mentre in Italia i salari sono rimasti stabili nell'ultimo decennio, in Germania sono crollati ( guardare il grafico) . Il governo Tedesco inoltre, avviò un piano di sostegno alle imprese che lo portò a sforare i vincoli di bilancio Europei (nel 2003) , la famosa regola del 3% che impedisce ai comuni Italiani di pagare in tempo i fornitori.

Non ci credo direte voi; non sono stati i fannulloni Greci a violare i patti o gli Italiani spreconi interessati solo alla pizza e al mandolino? Non sono stati i PIGS?(sgradevole e razzista acronoimo per Portogallo, Italia, Grecia, Spagna)
Giunti a questo punto riuscite benissimo a capire che se un paese contrae  la propria domanda interna, importa meno beni dalla periferia; meno lavoratori tedeschi andranno in vacanza in Grecia , o compreranno capi firmati Italiani. Ma le politiche comunitarie non dovevano essere coordinate? Perchè la Germania fa la guerra commerciale alla Grecia o all'Italia o alla Spagna? L'euro non doveva servire per cercare di competere col Brasile con l'India o con la Cina, insomma col Mondo?
Semplice la Germania non vuole cooperare perché ci considera un mercato di sbocco. Il nostro premier Monti anziché chiedere maggiori sacrifici al suo già stremato popolo, non poterebbe più semplicemente chiedere a Frau Merkel di sostenere la propria domanda interna? Certo che no; dobbiamo dare mazzate sui denti ai lavoratori come ha fatto la Germania in patria. Così facendo crollerà  anche la nostra domanda interna e le nostre aziende chiuderanno i battenti, visto che non riusciranno a vendere i loro prodotti neanche in patria. Svariati premi Nobel, Krugman, Stiglitz, stanno avvertendo l'Europa spiegando, in maniera  semplice, come politiche di  austerità aggravino la crisi. Ma che ci vuoi fare noi abbiamo la Bocconi mica possiamo perdere tempo ad ascoltare economisti di Harvard o premi Nobel.
Allora dico io, è di sinistra un Europa che ci chiede di fare una gara in cui  è più bravo chi si accanisce di più contro i propri lavoratori e le loro famiglie? Siamo sicuri che questa Europa non si trasformi in una nuova repubblica di Weimar allargata?
Un ultimo aneddoto; noi abbiamo già sperimentato sulla nostra pelle una simile esperienza.
La Sicilia è un importatore netto di beni; cioè consumiamo più di quanto  produciamo, all'incirca un 15% annuo. Dunque perché la Sicilia non ha fatto la fine della Grecia in questi anni? Semplice, perché la Sicilia attraverso la fiscalità nazionale riceve le risorse necessarie ad indebitarsi. In altre parole esiste un patto scellerato fra la classe dirigente del Nord e del sud Italia. Io sono il Nord, sono  produttivo e lo stato mi tassa; tu politico terrone, ti prendi i soldi e li sperperi in assunzioni e clientele, cosicché al Sud non crescano attività produttive in grado di far concorrenza alle mie. In questo modo il SUD riceve ogni anno 45 miliardi di euro di trasferimenti, ma nel contempo ne riversa più di 65 sottoforma di acquisti di merci del nord. La Lombardia ad esempio ha il 50% del suo export verso il sud Italia.
In 150 non siamo riusciti, per via di questo patto, ad eliminare il divario tra Nord e Sud; anzi negli ultimi 20 anni nascono i movimenti celoduristi che pretendono un freno a quest'emorragia di liquidità dal Nord al Sud.
Ora ritorniamo al caso Europeo  una moneta unica è sostenibile solo se, come prevede la teoria delle Aree Valutari Ottimali, ci sia o un  coordinamento fiscale o un integrazione fiscale. La prima opzione non è condivisa dalla Germania, visto che non viene in soccorso dei paesi periferici sostenendo la propria domanda interna.
La seconda opzione, come abbiamo visto, non ha funzionato in Italia, anche se comunque ha garantito per 150 anni la sostenibilità del sistema; ma  vi immaginate i contribuenti tedeschi accettare una tassazione  ridistribuitiva in favore dei Greci o degli Italiani? 
Purtroppo queste domande così semplici sfuggono dal dibattito politico per malafede o impreparazione della nostra classe politica. Ciò purtroppo, porta ad una delegittimazione che favorisce una svolta a destra. Paradossalmente Grillo in questa fase è funzionale a tale disegno, delegittimando questi cialtroni porterà ad un nuovo governo tecnico che concluderà il lavoro sporco già cominciato dai professori. Un lavoro di destra!

Per diletto
Ing. Andolina Salvatore


I grafici sono stati presi dal sito www.goofynomics.blogspot.com blog del Prof. Alberto Bagnai.

07/12/09

Mozione Consiliare contro la privatizzazione dell'acqua

Al Sig. Sindaco della città di Avola
Al P.d.C. di Avola
e p.c. ai capogruppo Consiliari
all ‘Ass. ai Lavori Pubblici
all’Ass. al bilancio


Oggetto: Riconoscimento del sistema idrico integrato quale servizio pubblico essenziale, di interesse generale, privo di rilevanza economica.


Premesso che il 18 Novembre 2009 il Governo ha approvato il Decreto Legge n. 135 il cui articolo 15 sottrae agli Enti Locali e dunque ai cittadini la gestione dell’acqua potabile per consegnarla, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali e farne un nuovo business per i privati;

visto che con l’approvazione di tale legge i Consigli Comunali ed i Sindaci eletti dai cittadini saranno espropriati dalla gestione dell’acqua potabile, avviando così la mercificazione di un bene essenziale per ogni essere vivente contrariamente ai valori che sempre di più si vanno affermando anche a livello internazionale;

Considerato che
* La risoluzione del Parlamento europeo del 15 marzo 2006 dichiara “l’acqua come un bene comune dell’umanità” e chiede che siano esplicati tutti gli sforzi necessari a garantire l’accesso all’acqua alle popolazione più povere entro il 2015 ed insiste affinché “la gestione delle risorse idriche si basi su un’impostazione partecipativa e integrata che coinvolga gli utenti ed i responsabili decisionali nella definizione delle politiche in materia di acqua livello locale e in modo democratico”;
* Inoltre, la risoluzione del Parlamento europeo dell’11 marzo 2004 sulla strategia per il mercato interno -priorità 2003-2006 – già affermava, al paragrafo 5, “essendo l’acqua un bene comune dell’umanità, la gestione delle risorse idriche non deve essere assoggettata alle norme del mercato interno”;
* Gli stessi organi della UE hanno più volte sottolineato che alcune categorie di servizi non sono sottoposte al principio comunitario della concorrenza; si veda ad esempio la Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo COM (2004) 374: “…le autorità pubbliche competenti (Stato, Regioni, Comuni) sono libere di decidere se fornire in prima persona un servizio di interesse generale o se affidare tale compito a un altro ente (pubblico o privato)”; è peraltro noto che non esiste alcuna norma europea che sancisce l’obbligo per le imprese pubbliche di trasformarsi in società private (come ribadito da: Corte di giustizia CE, 2005; Commissione CE 2003 e 2006; Parlamento CE, 2006).
* A partire dalla promulgazione della carta europea dell’acqua (Strasburgo 1968) si è affermata a livello mondiale non solo la concezione dell’acqua come “bene Comune” per eccellenza, ma anche del suo uso come diritto fondamentale dell’uomo;
* L’art. 114 della Costituzione Italiana recita: “La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato. I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione”;
* L’articolo 3 del Testo Unico sull’ordinamento, degli Enti Locali approvato con Decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 recita: “II comune è l’ente locale che rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo”;
* Il codice dell’ambiente approvato con decreto legislativo 3 Aprile 2006 n.152, all’articolo 144 afferma: “Le acque costituiscono una risorsa che va tutelata e utilizzata secondo criteri di solidarietà; qualsiasi loro uso è effettuato salvaguardando le aspettative e i diritti delle generazioni future”;
* La Chiesa Cattolica ha sostenuto con fermezza, con un Documento della Commissione Giustizia e pace in occasione del Forum di Kyoto, che l’acqua è un ” diritto umano” ed ha espresso serie riserve sui processi di gestione delegata al mercato;
* Sono in atto anche nella nostra regione numerosi e vasti movimenti che rivendicano la difesa e il riconoscimento dell’acqua come bene comune aggregando culture ed esperienze differenti.




Tutto ciò premesso e considerato
Il Consiglio Comunale di Avola

1. Si impegna a modificare lo Statuto Comunale introducendo il riconoscimento dell’acqua come bene comune pubblico e l’accesso all’acqua come diritto umano universale, indivisibile, inalienabile non assoggettabile ai meccanismi di mercato e di azioni speculative.
2. Si impegna a riconoscere nello Statuto il servizio idrico integrato quale servizio pubblico essenziale, di interesse generale, privo di rilevanza economica.
3. Dà mandato al Sindaco affinché intraprenda tutte le azioni opportune al fine di contrastare i provvedimenti previsti dall’Art. 23bis Lg. 133/2008, come modificato dall’Art. 15 D.L. 135/2009, che condurranno alla messa a gara della gestione del servizio idrico integrato ed alla consegna dell’acqua ai privati entro il 2011.
4. Invita i parlamentari Siciliani ad operare il riconoscimento dell’acqua come diritto umano universale e , pertanto, a garantirne il libero accesso promuovendo lo status del servizio pubblico locale privo di rilevanza economica.

06/08/09

Bersani:Perchè mi candido.

Il Partito Democratico è il partito del nuovo secolo, la più grande intuizione degli ultimi venti anni. Eppure ciò che abbiamo fatto nei nostri primi venti mesi di vita non è stato all’altezza del progetto. Per riprendere il cammino occorre innanzitutto riconoscere senza esitazioni che ci sono cose da correggere.Per questo abbiamo bisogno di un confronto aperto e positivo tra di noi; dobbiamo sottrarci ai personalismi e alle semplificazioni che sembrano ormai una cosa sola con i meccanismi di comunicazione e che spesso ci prendono la mano. Rimuovere i problemi non si può, se davvero crediamo nel nostro progetto; nemmeno possiamo ripiegarci su di noi e avvitarci in discussioni retrospettive. Dobbiamo parlare dell’Italia, di noi e dell’Italia; delle idee che abbiamo per il nostro Paese e di come farle vivere in un rapporto reale con i territori e con i cittadini. Non ci sono scorciatoie né colpi di comunicazione risolutivi. C’è un duro lavoro da fare per costruire un radicamento popolare del nostro partito e rispondere così a una destra che quando vince, vince nel popolo. C’è un lavoro da fare per collegarci alle forze produttive del Paese, lavoratori e imprenditori, nel pieno di una crisi che ridefinirà anche il loro rapporto con la politica. C’è un lavoro da fare per convincere l’Italia a guardarsi con gli occhi delle nuove generazioni e costruire così nel senso comune una idea di futuro. Di tutto questo dobbiamo discutere, e in nome di questo, dobbiamo discutere anche di noi, cioè della nostra effettiva capacità di essere utili a un’Italia migliore. Per essere utili, dobbiamo costruire la nostra identità e renderla percepibile. Per essere utili non possiamo essere soli, ma dobbiamo impegnarci a costruire un campo di forze capace di indicare una nuova prospettiva politica. Per essere utili dobbiamo avere un partito che funzioni, che operi attraverso una partecipazione vera e produca il rinnovamento traendolo dalla realtà del territorio.Per questo ho deciso di contribuire ad una vera discussione politica impegnandomi anche con una mia candidatura; una candidatura che non si rivolge contro nessuno e che vivrà in piena solidarietà con tutti gli amici e tutti i compagni del Pd, comunque la pensino; ma che non rinuncerà alla chiarezza delle posizioni politiche.

01/08/09

La nostra Proposta per il Di Maria

Dopo le recenti aperture da parte del governo regionale in merito alla modifica del decreto Russo, e sulle quali attendiamo ancora oggi riscontri oggettivi, il Partito democratico intende dare il proprio contributo all'individuazione di un piano che non mortifichi l'offerta sanitaria nella zona Sud della provincia di Siracusa.
Il presidio Ospedaliero di Avola, vista la sua collocazione geografica strategica, nei pressi dell'imbocco autostradale e collegato con la zona di maxi emergenza, deve essere attrezzato a polo chirurgico; proprio in tal senso significativi interventi ed investimenti sono stati effettuati negli ultimi anni, quindi si prefigurerebbe un consistente danno erariale nel caso in cui si opterebbe per una decisione diversa.
Riteniamo inoltre che per l'elevata sismicità della zona, attestata dalla relazione inviata al sottosegretario Bertolaso, il Di Maria deve essere in grado di garantire tutti i servizi collegati alla nascente area di maxi emergenza, per i quali anche in questo caso sono stati effettuati cospicui interventi. L' UTIC e la rianimazione, sono stati individuati ad Avola non per bontà divina, bensì a seguito di importanti perdite di reparti per pe ril nostro ospedale, il quale prima della rifunzionalizzazione era il 2° in tutta la Sicilia per qualità dei servizi offerti.
Quindi la nostra proposta è di individuare nel presidio Di Avola un polo chirurgico, attrezzato con i reparti di emergenza già individuati e finanziati, mentre nel Trigona un polo medico in grado di garantire un offerta sanitaria adeguata ad un bacino di utenze che nel periodo estivo supera le 150.000 unità. In merito alla ridistribuzione dei posti letto per acuti, la proposta formulata dall' Assessore, 70 Avola, 71 Noto da un lato garantisce la sopravvivenza dei due presidi, quindi è ben accetta, ma d'altro canto non possiamo non evidenziare come anche questa ipotesi ridimensioni l'offerta sanitaria nella zona sud (1,4% contro il 3,5 minimo per legge) a discapito delle cliniche private e dei presidi della zona centro-nord.
Coordinamento Partito Democratico

13/07/09

Bilanci e ospedali, la nuova sanità

Certificazione dei conti, parametri di efficienza e standard di dimensioni per le strutture

ROMA — Certificazione dei bilanci, rispetto di parametri di efficienza con l'introduzione di «standard di dimensione ospedaliera», e per le Regioni che entro l'anno non si sono adeguate scatta un taglio automatico «minimo» del 20% dei posti letto e delle prestazioni specialistiche ambulatoriali nelle strutture private convenzionate. Non solo tetti ma anche premi per le Regioni più virtuose.

Il governo avrebbe deciso di stringere per mettere sotto controllo la spesa sanitaria e avrebbe predisposto un emendamento con il quale ripropone — con modifiche — il Patto sulla Salute stralciato dal Consiglio dei ministri del 26 giugno su richiesta del ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto nel tentativo di trovare un accordo con i Governatori. L'accordo non c'è stato e ora il governo pensa di mettere alle strette le Regioni senza rompere il dialogo: «Qualora non venga raggiunta l'intesa-patto entro il 30 settembre» scatterebbe il piano di rientro con una serie di automatismi di risparmio compresi meccanismi «premiali del 3%» per le Regioni con i conti a posto. Nel braccio di ferro tra l'esecutivo e la Conferenza Stato-Regioni ci sono in gioco circa 7 miliardi nel biennio 2010-2011. Quello è il delta tra lo schema previsionale predisposto dal ministero dell'Economia e le aspettative delle Regioni che — secondo alcuni tecnici del Tesoro — hanno inventato una specie di «inflazione sanitaria» superiore a quella reale. Nel testo non viene cifrato il valore economico dell'emendamento ma — secondo gli esperti del ministero del Welfare — dovrebbe garantire un aumento di spesa del Fondo sanitario nazionale di circa 4 miliardi di euro, sempre nel biennio.

Nel provvedimento si fa riferimento alla «obbligatorietà della sottoscrizione del piano di rientro, con proroga di commissariamento, anche in caso di insufficienza della effettiva capacità fiscale libera su Irap e addizionale Irpef di fronteggiare il disavanzo sanitario». Entro il 31 dicembre di ogni anno a partire dal 2009, le Regioni sono tenute a una «valutazione straordinaria della situazione contabile con certificazione dei bilanci delle aziende sanitarie e di quello regionale». I regolamenti per la certificazione di tutte le strutture sanitarie (fondazioni, policlinici universitari, aziende ospedaliere, etc) verranno emanati entro il prossimo ottobre. All'articolo 1 sono previste le seguenti modifiche: le Regioni che entro il 31 dicembre 2009 non abbiano provveduto a «completare il processo di accreditamento definitivo delle strutture sanitarie private e dei professionisti con contestuale cessazione degli accreditamenti provvisori» subiranno tagli automatici con decorrenza 1 febbraio 2010. La mannaia del governo riguarda le strutture private «operanti in regime di accreditamento» per le quali si prevede una riduzione minima del 20% sia dei posti letto che degli importi economici previsti «dagli accordi contrattuali per il 2009». Stessa sforbiciata per le «prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale» stipulate «con professionisti o strutture private». Patto-salute a parte, oggi decolla una settimana cruciale. (fonte www.corriere.it)